Per che turbarmi l'anima,
O d'oro e d'onor brame,
Se del mio viver Atropo
Presso è a troncar lo stame?
E già per me si piega
Sul remo il nocchier brun
Colà donde si niega
Che piú ritorni alcun?
e la piú celebre,
Me non nato a percotere
Le dure illustri porte
Nudo accorrà ma libero
Il regno de la morte.
No, ricchezza né onore
Con frode o con viltà
Il secol venditore
Mercar non mi vedrà!
Questa va d'incanto. Quell'accento largo di vocale come rialza l'armonia e come afferma il sentimento! Men bene la prima: non avete che dire, ma sentite che, se quegli ossitoni nasali seguiteranno nella strofe appresso e poi in altre, finiranno con farvi l'effetto di quei dannati di Dante, che d'una parte e d'altra con grand'urli, Voltando pesi per forza di poppa, Percotevansi incontro e poscia pur lì si rivolgea ciascun. Il Manzoni infatti, a cui piaceva il Metastasio, non accolse quella combinazione nelle strofe sue settenarie: ma essa a ogni modo fu il primo passo verso l'armonia che dirò manzoniana. Il primo passo, ho detto, verso l'armonia: ché gli schemi tecnici delle future strofe manzoniane erano stati già trovati dal Frugoni. La strofe del Cinque maggio fu da prima introdotta nella lirica moderna dal buon Comante eginetico per il primo incruento sacrifizio celebrato nella cattedrale di Parma l'anno 1741 dal signor conte canonico Girolamo Baiardi.
Ecco fuor d'uso Fosforo
Apre lucente il giorno:
Tutto di fior cospargasi
Questo sentiero intorno,
Questo sentier che scorgerti
Al maggior tempio dé.
Vieni, immortal Girolamo
Che di pietà tutt'ardi,
Gentil sangue degl'incliti
Magnanimi Baiardi,
Vieni e volgi al gran tempio
Il consacrato piè[26].
Per certa novità melodica dunque, prenunzia di armonie piú moderne, la Vita rustica piacque, o meglio, piace a giudici recenti anche severi. E mentre i coetanei del Parini e quelli che lo seguirono da presso, uomini di fino giudizio, non la annoverarono mai fra le odi migliori o fra le buone, il Cantú l'allogò, in compagnia della Caduta, fra gli Esempi della letteratura italiana[27] d'ogni secolo, e il prof. Giuseppe Puccianti la elevò ai primi onori nell'Antologia della poesia moderna[28]. O, forse meglio, il Cantù e il mio egregio amico furono persuasi a quella scelta da ragioni morali e storiche. Per la concezione ed esecuzione artistica, quell'ode a me non pare che vada tra le belle del Parini.
E s'intende. O composta su la fine del '58, come affermava il primo raccoglitore delle odi pariniane Agostino Gambarelli,[29] o a mezzo il '57, come piú tosto vorrebbe Filippo Salveraglio nelle note ricche di notizie ond'egli illustrò la nuova edizione data dal Zanichelli[30], cotesta è la prima ode che il Parini scrivesse; e come nel metro cosí nei pensieri presenta a pena i primi segni d'una lenta e variegata trasformazione del materiale idillico dell'Arcadia. L'antico e immortale idillio, l'ideale della pace e del lavoro alla campagna, cantato fra le guerre civili da Virgilio da Orazio e da Tibullo, riecheggiato fra le guerre e le corti del Cinquecento dal Sannazzaro dall'Alamanni da Bernardo Tasso dal Tansillo, finí a essere strapazzato su le zampogne dei pastori del Settecento. Il Parini avrebbe voluto rialzarlo, ma non riuscí. Né pur l'ombra qui del rapimento estatico e della malinconia potente del gran poeta Virgilio, né della finitezza e determinatezza ne'particolari del paesaggio del grande artista Orazio, né il sentimento religioso della campagna del grande elegiaco Tibullo. Ci sono invece la filosofia, la filantropia, la georgofilia: tutte astrazioni rispettabili, qualcosa di meglio, se volete, delle vanità d'Arcadia; ma non ancora la poesia.
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La contenenza dell'ode è questa.—(str. 1ª) Il poeta non vuol sapere d'avarizia o d'ambizione, tanto si vive cosí poco!—(str. 2ª) Meglio godersi la libertà in campagna.—(str. 3ª) Non invidia i ricchi, condannati a viver sempre in sospetto.—(str. 4ª) Si contenta di morir povero, ma libero e onesto.—(str. 5ª) Dunque se ne torna ai colli che circondano il suo lago di Pusiano.—(str. 6ª) Ivi troverà la quiete, la quiete che i monarchi non hanno e che (str. 7ª) devono invidiare a lui, tranquillo poeta tra i contadini di Brianza.—(str. 8ª) Ivi egli pregherà Dio che tenga lontana la guerra; (str. 9ª-10ª) immortalerà in versi l'agricoltore che sappia uscire dalla carreggiata del cosí faceva mio padre; e (str. 11ª) morirà quieto e compianto come quell'agricoltore.