Seguitando:

Colli beati e placidi
Che il vago Èupili mio
Cingete con dolcissimo
Insensibil pendío,

sono versi che i nostri padri dicevano a mente con tanta dolcezza di enfasi; e non ho voglia di sofisticare su que' due aggiunti di pendío, uno dei quali, probabilmente insensibile, a Orazio sarebbe parso di piú. Ma credo che il Parini dopo scritto il Giorno dovè sentire egli stesso tutta la vacuità, la improprietà, la indeterminatezza, la nullaggine melodrammatica de' due versi seguenti,

Dal bel rapirmi sento
Che natura vi diè.

E dire che il piú della lingua poetica degli ultimi centosettant'anni, della lingua, dico, di quelle poesie che il volgo dilettante capisce súbito e ammira di schianto, appunto perché non sono poesia, è cosí!

Ed esule contento
A voi rivolgo il piè:

ecco un altro fiorellino di quel pattume, volevo dire di quella lingua poetica. Volgere i passi dissero Dante, il Boccaccio e l'Ariosto; anche volgere il piede disse Dante, ma da man destra a sinistra. Volgere il piede, senz'altro, lo fa dire il Fagiuoli in una commedia a uno di que' suoi personaggi civili che parlano tanto male a punto perché egli vuole che parlino bene: Non so da questa contrada volgere il piede.[32] Ma rivolgere il piede come l'usa il Parini per avviarsi, oltre che ampolloso, è anche improprio.—È piú nobile di quel prosaico avviar—Oh nobiltà dell'imaginarsi le punte delle scarpe del Parini sollevate e in moto verso la Brianza! E se andava, come si può tenere per certo, in calesse o in carrozza?

Nella quinta strofe la quiete è cantata piú che sentita. E i versi