..........in seno
De le vostr'ombre apprestami
Caro albergo sereno

avran dato a qualche arcade il mal di mare con quel loro fiotteggiare di suoni cupi, rotti, rugginosi: ma niun arcade certo avrebbe saputo verseggiare con tanta varia gravità di accenti e di spezzature armoniche e concettose la rimembranza oraziana degli ultimi quattro:

E le cure e gli affanni
Quindi lunge volar
Scorgo, e gire i tiranni
Superbi ad agitar.

Del resto, il tomo delle Rime degli Arcadi che séguita a quello ove fu pubblicata l'ode del Parini porta d'un altro Decilio License, cioè Girolamo Pompei, traduttore di Plutarco e di Teocrito, una canzone, anch'essa su La vita rustica: eccone qui una stanza e mezzo, forse il meglio: raffronti chi vuole e come vuole.

Con un garrir gentile
I poggi intorno mólce
Lo spirar de le fresche aure soavi;
E, come è loro stile,
Ronzan le pecchie, e il dolce
Tolgono a i fior per arricchirne i favi.
Dal sen de gli antri cavi
Alterna eco gli accenti,
E a l'usignol risponde.
Che su romite sponde
Tempra in musiche note i suoi lamenti
Per dar qualche conforto
Al grave antico torto.

Sotto le verdi foglie
La tortora coperta
Geme ferita d'amoroso strale:
La lodoletta scioglie
Suoi trilli, e a l'aria aperta
Tremolando si libra alto su l'ale.[33]

La sesta strofe respira la più beata ingenuità arcadica, ingenuità di gente che sapeva bene di dire cose impossibili, inverisimili e un tantino anche, buttiamo la parola, ridicole, e pur se le spacciava come nulla fosse. Che i re abbiano piú d'una volta ragione d'invidiare le condizioni di tanti loro soggetti oscuri e pacifici, fu detto e ridetto e si dice e ridice. Ma che il Parini specifichi il caso in persona sua, che egli venga proprio a contarci che Federico II, Maria Teresa, Caterina di Russia, Luigi XV o il sultano avevano da invidiar lui, proprio in quella posizione nella quale si è messo da sé, questo passa la parte.

Qual porteranno invidia
A me, che di fior cinto
Tra la famiglia rustica
A nessun giogo avvinto,
Come solea in Anfriso
Febo pastor, vivrò,
E sempre con un viso
La cetra sonerò!