Cantabitis, Arcades, inquit, montibus haec vestris. E non voglion finire di ronzarmi nel pensiero due versi del Porta:

Gh'aveven tucc on liri e on ghitarrin,
Né se sentiva olter che frin frin.[34]

Fortuna che l'abate, mobile e impaziente come era, non durò molto a sonar la cetra con quel viso lí, e scrisse poco di poi La salubrità dell'aria.

La strofe seguente, dopo i quattro primi cosí cosí, ha quattro versi notevoli, se non per novità d'imagini, pe 'l numero variato e sostenuto:

E da noi lunge avvampi
L'aspro sdegno guerrier,
Né ci calpesti i campi
L'inimico destrier.

Nulla, del resto, fuor dell'ordinario.

Ma brutte fuor dell'ordinario sono le strofe interposte in certe edizioni a questa parte dell'ode. Prima le portò la raccolta delle Odi del Parini data in Milano nel 1791 da Agostino Gambarelli, al quale, già suo discepolo, il Parini aveva accordato la facoltà di pubblicare quelle odi, e non piú; e le odi, avverte l'editore, passavano da una mano all'altra e da questa a quella città tanto infedeli e scorrette e mutile e svisate da non potersi talvolta piú riconoscere per fattura dello ingegno che le aveva prodotte[35].

Per la Vita rustica, il Gambarelli dovè essersi abbattuto in taluna di cosí fatte copie, o almeno conobbe soltanto la lezione corrente prima che il poeta avesse, stralciando, ridotta l'ode a piú unità e mandatala cosí corretta a stampare fra le Rime degli Arcadi. In fatti il Reina, discepolo e radunatore della sparsa eredità del poeta, che pe 'l testo delle odi, nel volume secondo delle Opere da lui pubblicate, si valse di un volume ove l'autore aveva raccolte quelle che disegnava egli di stampare, il Reina, dico, sotto la Vita rustica annota: «Il testo si dà quale fu pubblicato dall'autore nel volume XIII dell'Arcadia di Roma, se tolgansi alcune correzioni che vi fece dappoi. Le strofe che trovansi nelle posteriori edizioni [quella del Gambarelli, e, derivate da essa, una piacentina e una bodoniana] erano state da lui precedentemente rifiutate[36].» Avviso a cui volesse dare all'edizione del Gambarelli troppa piú autorità che ella non meriti. E troppa glie ne diede Giuseppe Giusti, quando gli fu messo in testa di curare l'edizione del Parini per il Le Monnier: se non la dottrina e l'ingegno di critico, l'orecchio e il gusto di poeta avrebbero dovuto avvertirlo a non raccattare ciò che il Parini aveva buttato[37]. Come potè il Giusti tenere non indegna del Parini una tale strofe?

In van con cerchio orribile,
Quasi campo di biade,
I lor palagi attorniano
Temute lance e spade;
Però ch'entro al lor petto
Penetra non di men
Il trepido sospetto
Armato di velen.