Venite, o sonni placidi,
Venite al canto mio;
Addormentar vogl'io
Il pargoletto amor.

È desso a quelle rosee
Labbra, a quel vago riso,
Al leggiadretto viso,
Al guardo feritor.

Di questa sorta di dolcezze e di vezzi si usava allora co' principini. Chi avesse detto al Frugoni che quel bamberottolo cosí carino sarebbe cresciuto uomo molto gaglioffo, per quanto bonaccione! Per il poeta sarebbe stato lo stesso: a ogni modo dovea fare la canzonetta. E séguita verseggiando alle care pupille:

Adesso deh chiudetevi
In placido riposo:
In voi bello e vezzoso
Il sonno ancor sarà.

Sparso di fresca ambrosia
All'aurea culla intorno
Vago sonnino adorno
L'ali scotendo va.

Cento sognetti il seguono
Figli dell'alma Aurora,
A cui le penne indora
A pena nato il dí.

Ciascun di lieto augurio
Fedele apportatore
Vorrebbe dirgli al core:
Le cose andran cosí.

Chi regni e chi vittorie,
L'un pace e l'altro guerra.
Or questa or quella terra
Sembrano disegnar.

Sí proprio: tutta la faccenda di quel povero Borboncello fu di essere ballottato da prima fra la moglie Maria Amalia, e il Du Tillot nella lotta co' preti ch'egli non voleva fare, ballottato in fine tra la Spagna e la Francia repubblicana per un mutamento e allargamento di dominio che egli non volea avere, preferendo a tutto lo starsene in Colorno a cantare in coro co' frati.