Fu composto, secondo rilevò dai manoscritti il Salveraglio, nel 1778[49], che il poeta aveva quarantanove anni.
È l'addio alla gioventú e all'amore: ha solo qualche somiglianza di occasione e di circostanze con qualche scolio anacreontico, ma l'intonazione è oraziana,
Eheu fugaces, Postume, Postume,
Labuntur anni...
oraziano il motivo
Intermissa, Venus, diu
Rursus bella moves? Parce, precor, precor.
Non sum qualis eram bonae
Sub regno Cinarae. Desine, dulcium
Mater saeva Cupidinum,
Circa lustra decem flectere mollibus
Jam durum imperiis: abi
Quo blandae invenum te revocant preces[50].
(Venere, tu ripigli dunque le guerre giá da tempo dismesse? Risparmiami, prego, risparmiami. Non sono quale io era sotto il regno di Cinara bella. Lascia, o fiera madre de' soavi amori, di volermi, già indurito dal decimo lustro, piegare ai morbidi imperii: va dove carezzevoli t'invocano le preghiere de' giovini).
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Le strofe del Brindisi—doppie, cioè a due periodi, ciascuno di quattro settenari—sono dello stesso metro già aggraziato per la musica dal Rolli e trattato insuperabilmente dal Metastasio nella canzonetta Grazie agl'inganni tuoi. Sono dello stesso metro, se non in quanto il Frugoni, materialissimo ma pur tecnico rinnovatore di colori e di suoni, lo modificò rendendo sdrucciolo il primo verso d'ogni periodo tetrastico e aggiungendogli cosí pe 'l concitamento dell'ode quell'agilità e sveltezza di mosse che nell'ondeggiamento melodico della canzonetta non potea avere. Il Frugoni, rinnovatolo in questa guisa, ne abusò per tutti gli argomenti, di nozze, di monacazioni e di lauree; un po' meglio lo usò nella ninna nanna alla culla del real principe di Parma don Ferdinando.