E fuggono e folleggiano
Tra gioventú vivace,
E rendonvi loquace
16L'occhio, la mano e il piè.

Versi di squisita fattura, eccetto forse il quindicesimo, ove il rendonvi è per lo meno inelegante nel senso di fanno e la particella vi apposta non parrebbe usata rettamente e correttamente a determinare una specie di stato in luogo di gioventù vivace: tant'è vero che il poeta da prima aveva scritto E rendono loquace, ma è anche vero che quel rendono cosí solo sembrava sospeso in aria o smarrito. Le varianti, del resto, e le prime lezioni in questi versi sono poche o di poco momento: segno che vennero di gétto.

Eccoci all'intermezzo.

Che far? degg'io di lacrime
Bagnar per questo il ciglio?
Ah, no; miglior consiglio
20È di godere ancor.

E il consiglio di Anacreonte: «Mi dicono le femmine—Anacreonte, se'vecchio: prendi lo specchio, mira, non ci son piú capelli, la fronte è pelata.—Per i capelli, se ci sono o se ne andarono, io non lo so: questo ben so, che a un vecchio tanto piú sta bene lo scherzar co' piaceri quanto piú gli è presso la Parca».[52]

Se giá di mirti teneri
Colsi mia parte in Gnido,
Lasciamo che a quel lido
24Vada con altri Amor.

È delle solite allegorie del vecchio fondo dei poemi d'amore del secolo XIV e dei romanzi della Scudèry del XVII passate nel linguaggio poetico dell'Arcadia.

Dove il mar bagna e circonda
Cipro cara a Citerea,
Lungo il margin della sponda
Bella nave io star vedea.

Cosí il Frugoni, e altrove ripigliava invitando: