Fugge la instabil Venere
Con la stagion de' fiori:
Ma tu Lieo ristori
44Quando il dicembre uscì.

Amor con l'età fervida
Convien che si dilegue;
Ma l'amistà ne segue
48Fino a l'estremo dí.

Il poeta aveva da principio scritto, Ma tu Lieo dimori Quando il dicembre uscí; e il dimorar di Lieo rispondeva meglio, a dir vero, al fuggire di Venere, ma troppo era freddo; anzi, col quando e il dicembre parevan tutt'insieme battere i denti.

Le belle, ch'or s'involano
Schife da noi lontano,
Verranci allor pian piano
52Lor brindisi ad offrir.

E noi, compagni amabili,
Che far con esse allora?
Seco un bicchiere ancora
56Bevere, e poi morir.

Bevere e poi morir!

E dire che il pensiero della morte, assiduo o imminente ospite tra i diletti che infioran la vita, e il pensiero del distacco inevitabile imperioso repente dalle piacevoli contingenze del mondo, ha un contorno piú vivo, un'espressione piú mesta, un compianto dalle profondità del senso umano piú vero, nella poesia d'Orazio, che non in questa di questo prete cristiano e poeta civile! «Qui dove il pino dalla larga chioma e il bianco pioppo maritano con gli associati rami l'ombra ospitale, e l'acqua del rivo affrettasi in fuga pe'l sinuoso letto mormomorando; qui fa recare vini e profumi e i fiori ahi troppo brevi dell'amena rosa, mentre la fortuna e l'età e gli stami delle fatali sorelle il concedono. Ti bisognerà lasciare i grandi parchi e la casa e la villa bagnata dalla bionda corrente del Tevere; e un erede s'impadronirà delle ammontate dovizie» ....«Addio terreni e casa, addio moglie piacente! Di questi alberi che tu coltivi, soli gli odiosi cipressi seguiranno il lor signore d'un giorno»[54]. E che versi quelli di Orazio!

Quo pinus ingens albaque populus
Umbram hospitalem consociare amant
Ramis, quo et obliquo laborat
Lympha fugax trepidare rivo,

Huc vina et unguenta et nimium breves
Flores amoenae ferre iube rosae...