Ma, tornando anche una volta alla canzone del Leopardi, tutto cotesto era vero?—È storico.—È bello?—Era utile, opportuno, civile.
☼
La lirica nuziale, ripetizione oggimai vieta di luoghi comuni piú o meno affettuosi od occasionali, è non per tanto delle piú antiche tradizioni del canto popolare della nostra razza; e in Grecia e in Roma, quando la poesia accompagnavasi veramente, ideale emanazione, a tutti quasi gli atti della vita sociale, fu altamente civile e religiosa, senza per questo rimanere obbligata a forme fisse liturgiche o rituali.
I greci ebbero di piú maniere poesie nuziali: epitalamii, cantati da cori di fanciulli e fanciulle davanti la camera degli sposi, o la sera al colcarsi o la mattina al levare: scolii, canzonette intonate in mezzo al convito da alcuno dei commensali: imenei, canti morali di ammonimenti e documenti intorno al matrimonio; e altri, descrittivi della pompa delle nozze; e inni a onore degli sposi.
Di scolii uno ce ne avanza, male attribuito ad Anacreonte, tutto ancor fresco e brioso:
O regina de le dive, Cipride; o Amore, forza de gli uomini; o Imene, custode della vita; voi chiamo con la parola, voi ne' canti onoro, Amore, Imeneo, Cipride. Guarda, o giovine, guarda la novizza: sta' su, ché non ti sfugga la caccia della pernice.
Stratocle diletto di Citerea, Stratocle marito di Mirilla, mira la cara moglie, adorna, fiorente, splendida. La rosa è regina dei fiori, rosa tra le fanciulle Mirilla. Il sole t'illumini il talamo: ti cresca nel giardino un cipresso.[101]
Degli epitalamii propriamente cantati non ne avanza. Teocrito, o chi altri nell'età alessandrina, rifece l'epitalamio di Elena; e, o che parte lo deducesse dalle antiche epopee o che parte vi raccogliesse degli spiriti dalla vita ancor poetica del popolo, fe' cosa, pur negli atteggiamenti studiati dall'arte, graziosamente ingenua. Sono dodici fanciulle di Sparta, che, col giacinto alle chiome, in casa il biondo Menelao, intrecciano carole cantando Imeneo dinanzi al talamo di fresco dipinto della Tindaride e del piú giovine Atride. Le fanciulle cominciano giovanilmente scherzose. (Riferisco dalla versione del Salvini, che, dove non falla per difetto del testo seguíto, è delle men peggio).—Dovevi—dicono allo sposo—
. . . . . dovevi tu per tempo.
Tu che mestier n'avevi, andare a letto,
E lasciar poi che colle sue compagne
Presso alla cara madre in festa e in giuoco
Si stésse la figliuola infino a giorno;
Poi che ce n'era ancor por la dimane
Della tua sposa, e ancor per anni ed anni.