Cara signora contessa,
Saluti, ossequî, ricordi affettuosi.
EccoLe la lettera del Ierace.[18] Nel XII, Confessioni e Battaglie, manifestai la mia recisa antipatia e inettitudine alla piccola letteratura di commissione e decorativa.[19] Nè giova ricordare lo scritto breve e doloroso per Pietro Pasolini. Lì fu una grande sventura domestica che parlò nel cuore, un giovine nel fior dell'età che io avevo trattato famigliarmente, che mi era veduto crescer bello e lieto in conspetto....[20]
Non feci che esprimere quello che immaginai dover essere, senza frasi, il sentimento de' genitori.
Qui è un monumento reale, da collocarsi in luogo storico, con intervento di ministri, squadre etc. Non son fatto a simili scene; ammiro e ascolto e leggo rapito; ma io non so dir niente.
Ella significhi meglio che io abbia detto, e faccia sentire a Ierace quanto mi duole il dire di no. Ma!
Suo aff.mo Giosue Carducci.
Alla n. d. contessa
SILVIA PASOLINI ZANELLI BARONI
Faenza.