A VALFREDO CARDUCCI

PREFAZIONE GIOSUE CARDUCCI E LA ROMAGNA

Tra le moltissime lettere che Giosue Carducci scrisse alla signora contessa Silvia Baroni Semitecolo Pasolini, parve opportuno scegliere oggi le diciotto che vedono la luce, non pure perchè esse lumeggiano l'anima del Poeta e gli ultimi anni della vita di Lui, sì anche perchè ve n'ha alcuna la quale rende solenne giustizia a chi la ricevette, e vuol riaffermato, in conspetto de' contemporanei e de' posteri, l'alto pensiero di libertà e d'idealità insieme, onde il Carducci rifulse e rifulgerà nei secoli. Questa pubblicazione, adunque, è un affettuoso e puro omaggio alla memoria sacra del Poeta e dell'Amico, ed in parte anche un doveroso adempimento della sua volontà.

Un'inesatta, se non del tutto erronea, credenza si diffuse tra 'l pubblico dopo che il Carducci fu colpito dal malore che lentamente lo condusse al sepolcro, ed in ispecie dopo che ebbe lasciato l'insegnamento; e ciò è che ben presto Egli fosse divenuto, come in quella del corpo, così nella vita dello spirito, l'ombra di sè stesso.

Eppure la sua mente, se anche andò a poco a poco facendosi più lenta a rendere i concetti e a dar forma adeguata alle immagini, si mantenne lucidissima e viva fino all'ultimo: e queste lettere, che giungono alla vigilia della sua morte, meravigliosamente lo attestano.

«Questa maledizione di dover dettare, o non poter scrivere se non lentamente col lapis, mi dispera e toglie energia alle mie lettere» — scriveva Egli al Chiarini il 24 decembre del 1901; ma bisogna dire che, non ostante l'imperfetto corrisponder degli organi di trasmissione, per mezzo della parola scritta o parlata, alla vita del pensiero, Egli avesse ancora un'immensa forza ed una grande efficacia a vincer gli ostacoli crudeli della natura.

Mentre, avvicinandosi il verno della sua vita e dopo la folgore che gli diè il colpo fatale, la musa del Poeta tace o rimprovera a sè stessa i tumulti dello spirito che impedirono a Lui di godere il mondo e le sue gioie, il fiore della poesia gli sboccia ancora quasi inconsciamente fra le dita, quand'Egli scrive all'amica buona e soave; e i messaggi e le notizie e i sospiri di dolore e di rimpianto ch'Ei le manda, sono altrettante piccole squisite opere d'arte, nelle quali non sai se più ammirare la delicata fragranza del sentimento, o la ancor ricca vena dell'inspirazione, o lo stile sempre incisivo e gagliardo. L'anima di Lui si versa intera, in una quasi tenerezza di accoramento, entro queste lettere, le quali discuoprono il lato men noto, forse, del suo cuore, che fu di leone e di fanciullo insieme. Il ribelle, che da bambino avea combattuto a sassate le battaglie con i coetanei, immaginando rivoluzioni e repubbliche; che nelle prime lotte della sua vita letteraria aveva armeggiato insieme co 'l Chiarini, co 'l Gargani, co 'l Targioni, contro i romantici ed i filologi vocabolaristi, scagliando in faccia a loro le scapigliate insolenze della Giunta alla derrata; che, fatto maturo, aveva colpiti malvagi e pusilli, papi e tiranni, con la sferza de' terribili giambi ed epodi; quel ribelle ebbe poi non di rado, passati gli scoppi irrefrenabili dell'ira, un senso d'equanimità, di giustizia serena, di benigno rispetto per la sincera fede altrui, che dal fondo dell'anima buona saliva a calmarne la superficie tempestosa e sconvolta. Dicono che gli epistolari degli uomini grandi nuocciano talora, più che giovare, alla lor fama; ma non questo è il caso. Dappoichè mai la semplicità e la modestia, sotto il velo d'una natural ritrosìa, ebbero nell'intimità forme ed espressioni più schiette e più vere; mai, come in Lui, la grandezza parve nascondersi, e la fierezza ceder benigna alla bontà profonda e indulgente del cuore; mai, infine, lo sdegno delle basse cose e delle mentite apparenze ebbe un grido più ribelle, nè voce più soave ebbe la pietà degli errori che non guastano l'anima.

È da aggiungere che queste lettere risvegliano molte e care e preziose memorie su 'l Carducci in Romagna, e su le consuetudini ed amicizie che qui ebbe forti e radicate, sopra tutto con la famiglia dei conti Pasolini-Zanelli: periodo, questo, non breve e molto importante della vita di Lui, che, siccome un meraviglioso tramonto, va còlto e meditato ed inteso nelle mille sfumature dei suoi colori.

Eppure articolisti e biografi (compreso il più autorevole, ciò è Giuseppe Chiarini) ne tacquero, o quasi; onde non parrà inutile nè sarà discaro ai lettori che l'affetto e la devozione mia per il Poeta, rafforzati specialmente negli ultimi anni, mi spingano a far un po' più nota questa parte di vita del Carducci, rimasta quasi oscura: ciò che io considero, non pure onore altissimo, ma compimento di un dolce dovere.