G. T. Gargani.

SU 'L CARDUCCI A MADESIMO
NELL'AGOSTO DEGLI ANNI 1904 E 1905.

A Madesimo, sullo Spluga, nel mese d'agosto del 1904 e del successivo anno 1905, ebbi l'inesprimibile conforto di ritrovarmi a lungo col Carducci, che mi fu maestro a Bologna dal 1887 al 1890, e che, da allora, m'onorò sempre d'affettuosa benevolenza.

L'amenissimo soggiorno, nel 1904, giovò sensibilmente alla stanca sua fibra. Sui primi del mese, già ritemprato dalla breve permanenza, potè riprendere persino le sue gite mattutine, lungo il sentiero alpestre della Motta, tra il folto degli abeti, fino a un rustico sedile d'onde tutto si domina il magnifico paesaggio.

Lassù con intensa commozione lo udii recitare a memoria passi della Divina Commedia, odi di Orazio: e, notevole a dirsi, la voce del Poeta, d'ordinario sì impedita dal male, riprendeva nella recita dei versi la franchezza, l'intonazione indimenticabile dei giorni migliori!

In quello scorcio d'estate non solo mi dettava senza pena le sue corrispondenze, ma rivide bozze di stampa, e con mano malferma reggeva Egli stesso la matita, per prendere numerosi appunti leggibili quasi solo da Lui.

L'anno appresso, purtroppo, l'infermità aveva fatto progressi desolanti. Brevissime passeggiate, quasi sempre malinconiche e silenziose: agli stentati colloqui alternava lunghe letture di Virgilio, interrotte da periodi tristi di raccoglimento interiore. Ma il suo grande spirito, posso attestarlo con piena sicurezza, era vigile sempre, e le ricordanze si mantenevano prodigiosamente tenaci, sia che rievocasse con una parola scultoria uomini e cose, sia che tornasse con freschezza mirabile a citazioni erudite, o che lo spunto d'un verso gli richiamasse poesie proprie ed altrui.

In presenza d'estranei, ormai, evitava quasi del tutto di parlare. Invece proseguì a dettarmi non di rado lunghe lettere degne della grande arte sua, senza una pausa, senza correzioni, senz'altra fatica salvo quella di vincere la difficoltà vieppiù grave della pronunzia malfida.

Ricordo l'estremo saluto accorato a Giuseppe Chiarini, in una lettera commoventissima del giorno 11 agosto 1905, pubblicata nella Nuova Antologia (1º aprile 1907, p. 390). Ricordo che si valse ancora altra volta, come aveva già fatto nell'anno precedente, della mia mano discreta ed amica — così degnavasi di chiamarla — per mandar novella de' suoi pensieri dolenti alla contessa Pasolini, inclita Donna consolatrice. Ricordo.... e con un sussulto nell'anima mi veggo d'accanto la bianca testa pensosa del Poeta, nella vasta camera tutta luce di Villa Adele, ove Lo baciai vivo per l'ultima volta!

Flaminio Pellegrini.