[5] È noto che nel Caffé si sono combattute con molta forza le
false regole e le frivolezze de' pedanti e de' poeti italiani.
Veggansi singolarmente i due discorsi Sui difetti e
Sullo spirito della letteratura.
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XXI
SULLA «FILOSOFIA DELLE SCIENZE» DEL JULLIEN[1]
Ogni volta che ci occorre di dover parlare di economia politica, di lega fraterna tra i popoli, del bisogno di una letteratura essenzialmente liberale, di scuole alla Lancaster, di diffusione di lumi, di mezzi coi quali aggiungere rapiditá al progresso del sapere umano e d'altri argomenti di consimile natura, l'esperienza ci fa presentire vicine il ronzio d'una maledizione sul capo nostro per parte de' missionari della tenebria e dei frères ignorantins della nostra penisola. Eppure, sia detto in buona coscienza, non entra mai ne' disegni nostri una menoma intenzione di pigliare la penna in mano per muovere la bile ad una menoma persona. Se, procurando di servire come meglio può alla nazione italiana, necessariamente il Conciliatore incappa a spiacere all'individuo, questi si dolga non di noi, ma della sua propria sinderesi e delle sue proprie opinioni, discordi forse troppo da quelle della nazione e del secolo; si dolga con se stesso, per aver tolto a seguitare coi pochi il logoro gonfalone dell'oscurantismo piuttosto che la bella bandiera dell'amor della patria, alla quale è ligio il cuore dei molti.
Accomodati, mediante questo pacifico avvertimento, i nostri conti col drappello di coloro ai quali sempre e di buon grado perdoneremo la mormorazione, siccome formola comandata dal loro instituto, ci sia lecito di proporre ai dotti d'Italia la lettura [p.192] dell'opuscolo qui sopra annunziato del signor Jullien; opuscolo che per la sua sola intenzione meriterá l'anatema da chiunque ama di ritardare il corso dell'intelletto umano.
Lo scopo al quale tende il signor Jullien col presente opuscolo, che è un prospetto d'un'opera futura, è quello appunto di procacciare una migliore direzione ed un'attivitá maggiore ai lavori intellettuali. A questo effetto egli, determinando in nuova maniera la divisione delle cognizioni umane, ordina i risultati moltiformi delle scienze, delle lettere e delle arti come verso un centro unico, la __filosofia delle scienze__[2]; mostra la opportunitá di ridurre a succosi ed utili estratti tutta l'immensa farragine delle biblioteche, onde gli studiosi non abbiano a sciupare tutta la loro vita nell'istruirsi di ciò che s'è fatto, senza che lor basti fiato per muovere il passo verso ciò che resta a farsi; accenna il metodo onde piú arricchirsi di cognizioni con minor perdita di tempo e minor confusione d'idee (metodo giá da lui altra volta spiegato ampiamente nell'Essai sur l'emploi du temps, e che consiste nel tenere sotto diversi scompartimenti alfabetici, sotto diversi ordini di affinitá, un registro scritto di tutte le nozioni che lo studioso viene di mano in mano acquistando mediante la lettura, l'osservazione e 'l conversare); accenna la possibilitá d'inventare un alfabeto scientifico e filosofico, col soccorso del quale e con semplici segni rendere piú facile, piú fervida, piú fruttuosa la comunicazione tra i dotti d'Europa; e propone tra essi dotti una lega universale, onde abbreviare gli studi di ciascheduno, e far concorrere gli sforzi di tutti ad accelerare il simultaneo progresso delle scienze, delle lettere e delle arti, il perfezionamento morale ed intellettuale dell'uomo. A siffatta confederazione dovrebbono unirsi e prestar consiglio ed aiuto tutti coloro a' quali per impulso virtuoso del [p.193] cuore preme di migliorare la condizione della umana famiglia. E specialmente è pregata a favorire e secondare le fatiche dei dotti quella metá bella e gentile del genere umano, senza il concorso della quale, dice l'autore, è inutile lo sperare alcun miglioramento lodevole nelle cose della vita.
Noi non vogliamo entrare per ora a discutere né la __novitá__ di questo bel progetto del signor Jullien, né la convenienza de' mezzi da lui additati per mandarlo ad esecuzione. Come ogni censura, cosí anche ogni encomio di un libro riesce intempestivo e di scarso valore, se lo si fonda sulla conoscenza del solo indice delle materie in esso trattate; e l'opuscolo di che parliamo è in gran parte poco piú che un indice. Non esamineremo dunque criticamente il progetto ed i metodi, se prima non li vedremo svolti in tutta la loro estensione per entro il libro intero, che l'autore, a quel che pare, sta terminando. Bensí speriamo che ai dotti d'Italia la lettura anche del solo preludio di un'opera filosofica, manifestamente suggerita dalla santa intenzione di giovare al perfezionamento sociale, basterá ad offrire materie di analoghe speculazioni. E però, deponendo noi riverenti sul loro tavolino l'opuscolo del signor Jullien, e sdebitandoci sinceramente con lui di tutta quella lode che gli è dovuta per lo spirito leale e per la buona volontá onde vediamo muovere sempre i suoi disegni, finiremo il nostro articolo col dare in abbozzo a' lettori una qualche idea della nuova divisione delle scienze da lui proposta.
Bacone prima, poi gli autori della Enciclopedia, nella loro classificazione delle scienze e delle arti, riferirono ciascuna di esse ad una delle tre divisioni fondamentali, suggerite dalle tre diverse facoltá dell'uomo: __memoria__, __ragione__, __immaginazione__.
Il signor Lancelin, nella sua introduzione all'Analisi delle scienze, riducendo tutto lo scibile umano ad una scienza sola, la __scienza della natura__, scompartí questa in otto divisioni fondamentali; e sono: