Olá, compagni! addosso addosso, dálli dálli! To to, qui qui, ciuee ciuee ciuee!—

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E ciascuno de' cani s'avventò aizzato sul primo oggetto che gli si parò innanzi. Insanguinato cadde a terra il mandriano, insanguinate caddero l'una dopo l'altra le vacche.

A stento la belva si sottrae a quel macello, con sempre minor lena di corso. Spruzzata di sangue, intrisa di bava, eccola prendere il cupo della foresta e ripararvisi. Addentro addentro ella si inselva, e viene a trovar nascondiglio nella cappella di un eremita.

Via via, senza posa mai.—To to, ciuee ciuee, to to to!—Allo scoppiar delle fruste, all'abbaiare de' veltri, allo squillare dei corni la schiera feroce anche colá si precipita.

Il santo eremita uscí della cappelletta e si fece incontro con mite
scongiuro.

—Rimanti, rimanti, abbandona la traccia. Non profanare l'asilo di
Dio.

La creatura manda gemiti al cielo e implora da Dio il gastigo tuo.
Lasciati per l'ultima volta ammonire, o la tua empietá ti trarrá in
perdizione.—

Sollecito il cavaliero a destra galoppa innanzi, e con dolcezza e bontá ammonisce il conte. Ma il cavaliero a sinistra lo infervora, lo instiga all'oltraggio maligno. E, oh Dio! ad onta delle ammonizioni del cavaliero a destra, egli si lascia traviare dal cavaliero a sinistra.

—Che empietá, che perdizione parli tu mai? Forse—grida egli,—forse che la mi spaventa gran fatto? Questa mia caccia, dovessi io anche vederla spinta fino al terzo cielo, che rileva, che monta a me? Sí, per Dio! vo' proseguirla, voglio sbramarmi. E sia pure a dispetto di te, o scimunito, e a dispetto di Dio.—