Stanchi delle lunghe ire, il re e l'imperatrice ammollirono le feroci anime, e finalmente fecero pace. Ed ogni schiera, preceduta da inni, da cantici, dal fragore de' timpani, da suoni e da sinfonie, adornata di verdi rami, si riduceva alle proprie case.

E da per tutto, da per tutto, sulle strade, sui sentieri, giovani e vecchi traevano incontro ai «viva» d'allegrezza de' vegnenti.—Sia lode al cielo!—esclamavano fanciulli e mogli.—Ben venga!—esclamavano assai spose contente.

Ma, oh Dio! per Eleonora non v'era né saluto né bacio.

Ella di qua, di lá cercò tutto l'esercito, dimandò tutti i nomi. Ma fra tanti reduci non uno v'era che le desse ragguaglio. [p.42] Oltrepassate che furono da ultimo tuttequante le schiere, ella si stracciò la nera chioma[6], e furibonda si buttò sul terreno.

Accorse precipitosa la madre.—O Dio, misericordia! Che hai, che t'avvenne, figlia mia cara?—E se la serrò fra le braccia.

—O madre, madre! È perduto, è morto. Or vada in rovina il mondo, e tutto vada in rovina! Non ha misericordia Iddio. Ahi me misera! misera!

—O Dio, ne assisti! Misericordia, o Signore! Di', figlia mia, di' un
paternostro. Quello che è fatto da Dio è ben fatto. Egli sí, Iddio è
pietoso di noi.

—O madre, madre! Tutte illusioni. Nulla di bene ha fatto per me il
Signore! nulla. Che giovarono, che giovarono le mie orazioni? Oramai
non n'è piú bisogno.

—O Dio, ne assisti! Chi in Dio riconosce il nostro padre sa ch'egli
soccorre a' figliuoli. Il santissimo Sacramento metterá calma al tuo
affanno.

—O madre, madre! Questo incendio che m'arde non v'ha Sacramento che
me lo calmi. Non v'ha Sacramento che restituisca a' morti la vita.