E via via via, le larve gli stormivano dietro a' passi, come turbine che in una selvetta di nocciuoli stride frammezzo all'arida frasca. E va e va e va, salta salta salta; e l'aria sibilava rotta dal gran galoppare. Sbuffavano cavallo e cavaliere, e sparpagliavansi intorno sabbia e scintille.

Ogni cosa che la luna illuminava d'intorno, deh, come ratto fuggiva alla lontana! Come fuggivano e cieli e stelle al disopra di lui!

—E tu hai paura, o mia cara? Vedi bel chiaro di luna! Arri [p.46] arri arri! I morti cavalcano in furia. Ed hai tuttavia paura de' morti, o mia cara?

—Ahi me misera! Lasciali in pace i morti.

—Su su, o morello! Parmi che il gallo giá canti. Fra poco il sabbione sará omai tutto trascorso. Su, morello, morello! Al fiuto sento giá l'aria del mattino… Di qua, o morello, caracolla di qua… Finito, finito abbiamo di correre. Eccolo che s'apre il letto nuziale. I morti cavalcano in furia. Eccola, eccola la mèta.—

Impetetuoso s'avventò a briglia sciolta contra un cancello di ferro.
Ad uno sferzar di scudiscio toppa e chiavistello gli si spezzarono
innanzi, e le ferree imposte cigolando si spalancarono. Il destriero
drizzò la foga su per le sepolture. E al chiaror della luna tutto
biancheggiava di monumenti.

Ed ecco, ecco in un subito, portento, ahi, spaventoso! Di dosso al cavaliere ecco a brandelli a brandelli cascar l'armatura, com'esca logorata dagli anni! In teschio senza ciocche e senza ciuffo, in teschio ignudo ignudo gli si convertí il capo, e la persona in ischeletro armato di ronca e d'oriuolo.

Alto s'impennò e inferocí sbuffando il morello, e schizzò scintille di fuoco. E via eccolo sparito e sprofondato disotto alla fanciulla; e strida e strida su per l'aere; e venir dal fondo della fossa un ululato!… A gran palpiti tremava il cuore d'Eleonora e combatteva tra la morte e la vita.

Allora sí, allora sotto il raggio della luna danzarono a tondo a tondo le larve; ed intrecciando il ballo della catena, con feroci urli ripetevano questa nenia:—Abbi pazienza, pazienza, s'anche il cuore ti scoppia. Con Dio no, con Dio non venir a contesa. Eccoti sciolta dal corpo… Iddio usi all'anima misericordia!—

A differenza della prima, la favola di questo secondo romanzo, a quel ch'io sappia, è tutta invenzione del poeta. Parrebbe dunque che, non sostenuta da una tradizione, l'Eleonora non dovesse trovare né fede né applausi neppure in Germania. E nondimeno è noto come ella sia colá la lodatissima delle poesie del Bürger. A che ascriveremo noi questo?