E qui sappia tra parentesi il lettore che l'anonimo fa una distinzione tra il vero genere romantico ed il romanticismo; distinzione che deve essere una bellissima cosa, dacché noi non sappiamo intenderla.

Per tenere il nostro articolo in giusta armonia col libro di cui si tratta, noi non entriamo in materia e stiamo superficiali, superficialissimi. Questo astenerci dalle soperchierie ci è suggerito dalla buona creanza. Grati noi per altro al paciere torinese pel lodo od arbitrato con cui trasse a fine le discordie letterarie, lo preghiamo di accettare, secondo che si usa in tali casi, come pagamento della sentenza, o, se piú gli piace, come regalo, senza obbligo di sborsare mancia veruna allo staffiere che glielo presenta in nome nostro, le quattro seguenti notizie letterarie, delle quali, quantunque vecchiette, abbiamo veduto nella Romanticomachia essere egli ignaro affatto. Il sapiente torinese mostra d'aver dato retta a tutte le accuse gratuite che i classicisti fecero a' romantici, e d'essere stato contento a quelle, senza degnarsi di dare uno sguardo agli scritti di questi.

I.—I romantici stimano molte parti delle poesie attribuite ad Ossian, ma non ne hanno mai consigliata l'imitazione.

II.—I romantici non vogliono nelle poesie dei moderni gli dèi d'Omero, ma proscrissero sempre altresí quelli dell'Edda. E se amano di vedere nell'Ariosto ed in Shakespeare le maghe e le streghe, non suggerirono mai a' poeti viventi di ammetterle ne' loro canti, quando non sieno piú vive nella credenza del popolo.

[p.108]

III.—I romantici non ricusarono mai di sottostare alle regole stabilite dalla natura e dalla ragione. E però eglino professarono sempre di star volentieri sottoposti a quel codice poetico a cui obbedirono Dante, il Petrarca, l'Ariosto, Shakespeare ed altri siffatti galantuomini.

IV.—I romantici non dissero mai che le poesie de' moderni debbano esclusivamente trattare delle cose cavalleresche e del medio evo. Né, deducendo pei loro canti argomenti e memorie storiche dal medio evo, intesero mai di voler persuadere gli uomini a darsi all'antica barbarie; come neppure i classicisti, ricantando la guerra troiana, hanno in animo di suscitare tutti i mariti moderni a pigliar vendetta della infedeltá delle lor mogli colla strage di centomila persone.

Speriamo che anche la parte contraria vorrá premiare con qualche regaletto del suo l'ingenua mediazione del sapiente anonimo.

|Grisostomo|.

[1] Della romanticomachia, libri quattro. Torino, 1818, co' tipi di Domenico Pane, stampatore di S. A. I. il principe di Carignano.