Ultimamente dico che la voce del paone è sonora e orribile; la quale, comeché la soavitá delle parole del nostro poeta paia e sia molta, nondimeno chi bene in alcune parti riguarderá, ottimamente conoscerá confarsi con la voce della Comedia, e massimamente dove con acerbissime invezioni grida ne' vizi d'alcuni, oppur, distesamente procedendo, d'alcuni altri morde le colpe o gastiga i miseri peccatori. E niuna è piú orrida voce di quella del gastigante, e massimamente a colui che ha commesso o a colui che, a mandare i suoi appetiti ad effetto, schifa l'ostacolo del riprensore. Per la qual cosa e per l'altre di sopra mostrate assai appare, colui che fu, vivendo, pastore, dopo la morte esser divenuto paone, sí come creder si puote essere stato per divina spirazione nel sonno mostrato alla cara madre[a].

[Footnote a: Questa esposizione del sogno della madre del nostro poeta conosco essere assai superficialmente per me fatta; e questo per piú cagioni. Primieramente, perché per avventura la sufficienzia, che a tanta cosa si richiederebbe, non c'era; appresso, posto che stata ci fosse, piú tosto altro luogo per sé richiedeva che questo, ad altra materia congiunta; ultimamente, quando la sufficienzia ci fosse stata, e la materia l'avesse patito, era ben fatto, piú che detto sia, non essere detto da me, accioché ad altrui piú di me sufficiente e piú vago di ciò alcun luogo si lasciasse di dire. La mia picciola barca, ecc.]

XXVI

CONCLUSIONE

La mia picciola barca è pervenuta al porto, al quale ella drizzò la proda partendosi dallo apposito lito; e, comeché il peleggio sia stato piccolo e il mare basso e tranquillo, nondimeno, di ciò che senza impedimento è venuta, ne sono da render grazie a Colui che felice vento ha prestato alle sue vele. Al Quale con quella umiltá e divozione che io posso maggiore, non cosí grandi come si converrieno, ma quelle che io posso, rendo, benedicendo in eterno il nome suo.

III

COMENTO ALLA «DIVINA COMMEDIA»

PROEMIO

[Lez. I]

«Nel mezzo del cammin di nostra vita», ecc. La nostra umanitá, quantunque di molti privilegi dal nostro Creatore nobilitata sia, nondimeno di sua natura è sí debile, che cosa alcuna, quantunque menoma sia, fare non può né bene né compiutamente, senza la divina grazia. La qual cosa gli antichi valenti uomini e' moderni considerando, a quella supplicemente addomandare e con ogni divozione a nostro potere impetrare, almeno ne' princípi d'ogni nostra operazione, pietosamente e con paterna affezione ne confortano. Alla qual cosa dee ciascuno senza alcuna difficultá divenire, leggendo quello che ne scrive Platone, uomo di celestiale ingegno, nel fine del prologo del suo Timeo, per sé dicendo: «Nam cum omnibus mos sit et quasi quaedam religio, qui vel de maximis rebus, vel de minimis aliquid acturi sunt, precari divinitatem ad auxilium; quanto nos aequius est, qui universitatis naturae substantiaeque rationem praestaturi sumus, invocare divinam opem, nisi plane quodam saevo furore atque implacabili raptemur amentia?». E, se Platone confessa sé, piú che alcun altro, avere del divino aiuto bisogno, io che debbo di me presumere, conoscendo il mio intelletto tardo, lo 'ngegno piccolo e la memoria labile? E spezialmente, sottentrando a peso molto maggiore che a' miei ómeri si convegna, cioè a spiegare l'artificioso testo, la moltitudine delle storie, e la sublimitá de' sensi nascosi sotto il poetico velo della Commedia del nostro Dante; e massimamente ad uomini d'alto intendimento e di mirabile perspicacitá, come universalmente solete esser voi, signori fiorentini: certo, oltre ogni considerazione umana, debbo credere abbisognarmi. Adunque, accioché quello che io debbo dire sia onore e gloria dell'altissimo nome di Dio, e consolazione e utilitá degli auditori, intendo, avanti che io piú oltre proceda, quanto piú umilmente posso, ricorrere ad invocare il suo aiuto; molto piú della sua benignitá fidandomi che d'alcuno mio merito. E, impercioché di materia poetica parlar dovemo, poeticamente quello invocherò con Anchise troiano, dicendo que' versi che nel secondo del suo Eneida scrive Virgilio: