[Ultimamente si domandava se altri nomi avea che «inferno»; il quale averne piú appo i poeti manifestamente appare. Virgilio, sí come nel sesto dell'Eneida si legge, il chiama Averno, dove dice:
Tros Anchisiades, facilis descensus Averni.
E nominasi questo luogo Averno, ab «a», quod est «sine», «vernus», quod est «laetitia»: cioè luogo «senza letizia». E in altra parte nel preallegato libro il chiama Tartaro: quivi:
…….tum Tartarus ipse bis patet in praeceps, ecc.
E questo nome è detto da «tortura», cioè da tormentamento, il quale i miseri in questo ricevono; ed è, secondo Virgilio, questo la piú profonda parte dello 'nferno. Chiamalo ancora Dite nel preallegato libro, dove dice:
Perque domos Ditis vacuas, et inania regna.
Ed è cosí chiamato dal suo re, il quale da' poeti è chiamato Dite, cioè ricco e abbondante; percioché in questo luogo grandissima moltitudine d'anime discendono sempre. Nominalo similmente Orco nel libro spesse volte allegato, dove scrive:
Vestibulum ante ipsum, primisque in faucibus Orci.
Ed è chiamato Orco, cioè oscuro, percioché è oscurissimo, come nel processo apparirá. Oltre a questo l'appella Erebo nel giá detto libro, dicendo:
Venimus, et magnos Erebi transnavimus amnes.