[Lez. XXII]

Appresso le cose giá dette, resta a vedere la qualitá deʼ dannati in questo secondo cerchio, e come alla qualitá della lor colpa sia conforme il supplicio, il quale lʼautore ne dimostra essere lor dato dalla divina giustizia.

Sono adunque dannati in questo cerchio, come assai fu dichiarato leggendo la lettera, i lussuriosi. Intorno al vizio deʼ quali è da sapere che la lussuria è vizio naturale, al quale la natura incita ciascuno animale, il quale di maschio e femmina sí procrea; e ciò fa la natura avvedutamente, accioché, per lʼatto del coito, ciascuno animale generi simile a sé, e cosí si continui la spezie di quello; e, se questa sollecitudine non fosse nella natura [delle cose], assai tosto verrebber meno i generanti, e cosí rimarrebber vacui il cielo, la terra e ʼl mare di possessori. È vero che ellʼha in ciascun altro animale, che nellʼuomo, posto certo modo, accioché per lo soperchio coito non perissono i maschi, li quali da alcun freno di ragione temperati né raffrenati sono: e questo è non patire le femmine i congiugnimenti deʼ maschi loro se non alcuna volta lʼanno, e questa non si prolunga in molti dí, infraʼ quali le femmine si rendono benivole e amorevoli alli loro maschi e loro si concedono; e, questo cotal tempo finito, o come conoscono sé aver conceputo, piú lor dimestichezza non vogliono. Ma negli uomini non pose la natura questa legge, percioché gli conobbe animali razionali, e, per quello, dover conoscere quello e quando e quanto sʼappartenesse di fare a dover ben vivere. Ma mai non mi ricorda dʼaver letto che appo coloro, li quali mondanamente vivono, alcuno, quello che la ragione vuole in questo atto, osservasse, che una femmina: e questa fu una donna dʼArabia, reina deʼ palmireni, chiamata Zenobia, della qual si legge mai ad Odenato, suo marito, essersi voluta consentire per altro che per ingenerar figliuoli; servando in ciò questo stile, che, essendo il marito giaciuto carnalmente con lei, piú accostare nol si lasciava infino a tanto che ella non conosceva se conceputo aveva o no: se conosceva non aver conceputo, gli si concedeva unʼaltra volta; se conceputo aveva, mai infino alla purificazione dopo ʼl parto, piú non gli si concedea. Ma come la laudevol contenenza di questa reina, o come gli uomini in questo usino il giudicio della ragione, gli occhi nostri medesimi ce ne son testimoni: percioché dove essi, la ragion seguitando, dovrebber quel modo a se medesimi porre, il quale essi veggiono la natura aver posto agli animali bruti, in ciò che possono o sanno in contrario si sforzano.

Noi leggiamo che in Roma fu un giovane chiamato Spurima, il quale, quantunque avesse tutta la persona bella, avea oltre ad ogni altro mortale il viso bellissimo, in tanto che poche donne erano, che di tanta costanza fossero, che, vedendolo, non si commovessono a disiderare i suoi abbracciamenti: della qual cosa accorgendosi egli, per non esser cagione che alcuna casta mente la sua onestá contaminasse con appetito men che onesto, preso un coltello, tutto il bel viso si guastò, rendendolo non meno con le fedite diforme che formoso fatto lʼavessono le mani graziose della natura. In veritá laudevole cosa fu questa e da doverla con perpetua commendazione gloriare. Ma i moderni giovani fanno tutto il contrario: i costumi deʼ quali avere alquanto morsi, non fia loro per avventura disutile, e potrá esser piacevole ad altrui. E, accioché io non mi stenda troppo, mi piace di lasciare stare la sollecitudine, la qual pongono gran parte del tempo perdendo appo il barbiere in farsi pettinare la barba, in farla a forfecchina, in levar questo peluzzo di quindi, in rivolger quellʼaltro altrove, in far che alcuno del tutto non occupi la bocca, e in ispecchiarsi e azzimarsi, allecchinarsi, scrinarsi i capelli, ora in forma barbarica lasciandogli crescere, attrecciandogli, avvolgendosegli alla testa, e talora soluti su per gli ómeri lasciandogli svolazzare, e ora in atto chericile raccorciandogli. E similmente ristrignersi la persona, fare epa del petto, non in suʼ lombi, ma in su le natiche cignendosi; [come gatti mammoni], allacciarsi anzi legarsi, e aʼ calzamenti portare le punte lunghissime, non altrimenti che se con quelle uncinar dovessono le donne, e trarle neʼ lor piaceri; farsi le trombe alle maniche, e di quelle non mani, ma branche piú tosto dʼorso cacciare. Né voʼ dire deʼ cappuccini, coʼ quali o a babbuini o a scottobrinzi simiglianti si fanno, né similmente della lascivia degli occhi, coʼ quali quasi sempre quel vanno tentando, che essi poi non vorrebbero aver trovato. E lascerò stare gli atti, gli andamenti, eʼ portamenti, il cantare, il carolare, e cosí le promesse eʼ doni, deʼ quali si può però piú tacere che dire, sí sono in cintola divenuti stretti; e a un solo lor costume verrò, il quale, quantunque a loro prestantissimo paia, percioché con gli occhi offuscati di caligine infernal si riguardano, mi par tanto detestabile, tanto abominevole, tanto vituperevole, che non che ad altrui, ma io credo che egli dispiaccia a colui, il quale è di tutti i mali confortatore, e che a ciò gli sospigne: e questo è, che portano i panni sí corti, e spezialmente nel cospetto delle donne, che qualunque fosse quella che alla barba non se ne avvedesse, guardandogli alle parti inferiori può assai agevolmente cognoscere che egli è maschio; e, se la cosa procede come cominciato ha, non mi par da dover dubitare che, infra poco tempo, non si tolga ancor via quel poco di panno lino, il qual solamente vela il color della carne, e cosí non sará da queʼ cotali differenza alcuna daʼ bruti animali. Ingegnossi la natura, la quale è sommamente discreta, di nascondere in quelle parti del corpo, le quali a lei piú occulte parvero, queʼ membri dei quali mostrandogli ciascun si dee vergognare; e, oltre a ciò, lʼuso, della vergogna nato, ci ha dimostrato (quantunque dalla natura, secondo che ella puote, nascosti sieno) di velargli e ricoprirgli coʼ vestimenti, e quantunque o necessitá o usanza lʼaltre parti del corpo scoperte patisca, quelle in alcun modo è alcuno, fuor che i presenti giovani, che scoperte le sofferí. Glʼindiani, gli etiopi, i garamanti e gli altri popoli, i quali sotto caldissimo cielo abitano, quantunque da soperchio caldo sforzati sieno dʼandare ignudi, quelle parti in alcuna guisa non sostengono che scoperte si veggano. Ma che dichʼio glʼindiani e gli etiopi, li quali hanno in sé alcuna umanitá e costume? Quegli popoli, li quali abitano lʼisole ritrovate (gente, si può dire, [fuori] del circúito della terra, e nella quale né loquela, né arte, né costume alcuno è conforme a quegli di coloro li quali civilmente vivono), di palme, delle quali abbondanti sono, non so se io dica tessute o annodate piu tosto, fanno ostaculi, coʼ quali quelle parti nascondono. I naufraghi ancora, ignudi da tempestoso mare gittati neʼ liti, quantunque faticati e percossi dallʼonde sieno, nondimeno, non curandosi di tutto lʼaltro corpo perché ignudo sia, quella parte, se con altro non hanno, sʼingegnano di ricoprire con le mani. I poveri uomini, aʼ quali mancano i vestimenti, quella parte non patiscono che rimanga scoperta. I mentacatti eʼ furiosi e gli ebbri, mentre che alquanto di sentimento hanno, si vergognano che queʼ membri in aperto veduti sieno. Questi soli hanno posta giú ogni erubescenza, ogni fronte, ogni onestá, e tanto si lasciano al bestiale appetito e aʼ conforti del nemico dellʼumana generazione sospignere, che non altramenti col viso levato procedono che se alcuna laudevole operazione avesser fatta o facessono.

Allegano questi cotali, in difesa del lor vituperevole costume, ragioni vie piú vituperevoli che non è il costume medesimo, dicendo primieramente:—Noi seguiamo lʼusanze dellʼaltre nazioni: cosí fanno glʼinghilesi, cosí i tedeschi, cosí i franceschi eʼ provenzali.—Non sʼavveggono i miseri quello che essi in questa loro trascutata ragion confessino. Solevano glʼitaliani, mentre che le troppe delicatezze non gli effeminarono, dare le leggi, le fogge eʼ costumi eʼ modi del vivere a tutto il mondo; nella qual cosa appariva la nostra nobilitá, la nostra preeminenza, il dominio e la potenza; dovʼeʼ segue, se dalle nazioni strane, da quelle che furon vinte e soggiogate da noi, da quegli che furon nostri tributari, nostri vassalli, nostri servi, dalle nazioni barbare, dalle quali alcuna umana vita non si servava, né sapeva, né saprebbe, se non quanto daglʼitaliani fu lor dimostrata (il che è assai chiaro), da loro riprendendo quel che dar solevamo, confessiamo dʼesser noi i servi, dʼesser coloro che viver non sappiamo se da loro non apprendiamo; e cosí dʼaver loro per maggiori e per piú nobili e per piú costumati. O miseri! non sʼaccorgono questi cotali da quanta gran viltá dʼanimo proceda che un italiano séguiti i costumi di cosí fatte genti.

E in veritá, se alcuna altra onestá non dovesse da questo disonesto costume tôrre i giovani, neʼ quali è il fervor del sangue e le forze, eʼ dovrebbe esser la grandezza dellʼanimo, se non un giusto sdegno; non solamente rimanere se ne dovrebbono, ma vergognarsi dʼaver mai seguitato o seguire alcun costume di cosí fatte genti, e ogni cosa adoperare, per la quale le nazion barbare gloriar non si potessono dʼesser nelle lor brutte invenzioni deglʼitaliani imitate.

Seguitano, oltre a questo (nelli loro errori multiplicando), e dicono che i vestimenti lunghi glʼimpedivano e non gli lasciavano nelle cose opportune esser destri. O stoltissimo argomento vano e dʼogni ragionevole sentimento vòto! Cosí parlan questi cotali, come se coloro, li quali piú lunghi portano i vestimenti, non sapessono quali e quante sieno le faccende di questi tarpati. E, se non che troppo sarebbe lungo il sermone, io le racconterei in parte. Ma presupognamo che pure alquante e opportune sieno, come hanno i passati nostri fatto coʼ panni lunghi? come i romani, li quali in continue guerre, con lʼarme in dosso ogni dí combattendo, tutto il mondo occuparono? Non mostra che a costor facesser noia i panni lunghi, neʼ quali erano in continovi e grandi esercizi. Ma forse diranno questi cotali non esser di necessitá agli uomini, gli quali sono in fatti dʼarme, lʼavere i panni corti, come a coloro che vanno vagheggiando, o, a voler dir piú proprio, a color che vanno facendo la mostra alle femmine che son maschi e chʼegli hanno le natiche tonde e grosse le cosce. O dissensati! Solevansi i giovani vergognare seco medesimi degli occulti e disonesti lor pensieri, e oggi, per somma gloria, vanno mostrando quel che le bestie, se esse avessono con che, volentieri nasconderieno. Ma che? Dirá forse alcun altro che i romani similmente gli portavano corti come essi fanno. E nel vero di questo non mi darebbe il cuore di fare assai certa pruova per scrittura che io abbia veduta: ma, in luogo di quella, le statue di marmo e di bronzo a quegli tempi fatte, nelli quali essi discorrevano il mondo, e delle quali si truovano ancora assai, ne mostrano quali fossero i loro abiti, e come corti portassono i vestimenti; e di queste io credo assai aver vedute, né mai alcuna né armata né disarmata ne vidi, che, o daʼ vestimenti o dallʼarmadure, non fosse almeno infino al ginocchio coperta. Per la qual cosa essendo a costor risposto assai manifestamente, si vede che assai mal procede lʼargomento che i panni lunghi impediscano.

E, accioché io non discorra per tutti, non ometterò però che io unʼaltra delle lor savie ragioni non discriva, percioché estimano quella, che dir debbono, essere efficacissima e dovergli dʼogni loro disonestá render pienamente scusati. Dicono adunque che le donne mostran loro con le poppe il petto, accioché piú nella concupiscenza di loro gli accendano; e perciò, quasi in vendetta di ciò, essi vogliono mostrar loro quelle parti, che debbano loro a quello appetito medesimo incitare. Sarebbe questa ragione tra le bestie assai colorata, dove ella è abominevole traʼ sensati. Ma non pensano i miseri quanto scelleratamente essi adoperino? Essi, questo adoperando, caccian da sé ogni reverenza materna, mostrando di credere che le madri tengan gli occhi chiusi, o che esse non possano dalle oscene parti deʼ figliuoli esser mosse, come lʼaltre femmine si muovono; conciosiacosaché la natura, movitrice degli appetiti, non abbia alcun riguardo allʼonestá della parentela. Nel vero io non lʼardirei affermare, quantunque giá molte volte avvenuto sia, ma ardirò ben di dire che, se ciò non avviene, esserne la lor costanza cagione, dove del contrario è cagione il vituperevole costume deʼ figliuoli; né discrederò che, quel che posson muovere i disonesti figliuoli, non si convenga talvolta terminare con gli strani uomini. Appresso questo, non sʼaccorgono i dissipiti, dove incitar credono le femmine, le quali alla lor libidine disiderano di tirare, quello che essi nelle sorelle, nelle cognate e nellʼaltre congiunte adoperino; le quali, quantunque spesse volte caggiano neʼ lacciuoli scioccamente tesi da loro, rade volte avviene che, da questo sospinte, non saltino negli abbracciamenti dʼuomini non pensati da coloro, che a ciò con li loro disonesti portamenti le sospingono. Né ancora considerano quanto di mal fabbrichino nelle tenere menti delle figliuole, le quali la giovanetta etá continuamente sospigne a dover prendere sperienza di ciò, che loro ancora non saria di necessitá di conoscere: di che non una volta è avvenuto che, lasciamo stare il porre dinanzi agli occhi loro quelle parti del corpo, le quali con ogni ingegno si dovrien tôrre deʼ pensieri, ma le parole men che oneste deʼ non cauti padri aver loro prima strupatore che marito trovato.

Ma, ritornando alla folle ragion di costoro, dico che, quantunque biasimevole sia molto alle donne mostrare con le poppe il petto, non sono perciò le poppe deʼ membri osceni e che nascondere del tutto si deano; percioché, se di quegli fossono, non lʼavrebbe la natura poste in cosí aperta e patente parte del corpo come è il petto, anzi si sarebbe ingegnata dʼoccultarle, come gli altri fece. Oltre a questo, le poppe sono aʼ sani intelletti venerabili, conciossiacosaché elle sieno quelle, onde noi prendiamo i primi nudrimenti. Appresso, quando i nostri primi parenti peccarono e cognobbero la ignominia loro, non nascose la nostra prima madre questa parte del corpo, anzi, sí come Adam, fattesi copriture di frondi di fico, nascosero e occultarono quelle parti del corpo, le quali costoro non si vergognano di mostrare. Né avevano i nostri parenti di cui vergognarsi se non di Dio, che creati gli avea, e di se medesimi; dove costoro né di Dio si vergognano, né degli uomini. [Similmente, quando i predetti di paradiso cacciati furono, i vestimenti, che da Domeneddio furon lor fatti, non ricopersono le parti superiori, né per nasconder quelle fatti furon da lui, ma per ricoprire le parti inferiori, delle quali, partita da loro per lo peccato la luce della innocenza, essi di se medesimi si vergognavano. E però potrebbono in contrario di questa loro scostumaggine dir le donne:—Quello, che noi vi mostriamo, non fu nella nostra prima madre ricoperto dal vestimento che Iddio ne fece; dove quel, che voi mostrate a noi, fu ricoperto al primo nostro padre.—]