Insieme con l’edizione del testo del Comento, quale è dato dai codici, io ho voluto tentare di ricuperare il testo vero del Boccaccio, liberandolo dalle sovrapposizioni subite; e ciò col distinguere per mezzo di semplici[18] quei tratti che, alla prova dei codici, dei raffronti e dello stile, non giudico genuini. Parlo di tentativo, perché, all’atto pratico, questo lavoro di eliminazione, ovvio in alcuni casi, riesce in molti altri estremamente difficile e non dá (né, con gli elementi di cui disponiamo, potrebbe darla)

la piena soddisfazione della certezza. Tra le altre difficoltá c’è questa: che, quando le aggiunte non sono semplicemente giustaposte, ma conglobate, ne restano mal sicuri i limiti, o sfuggono addirittura all’attenzione, o possono soltanto ingenerare dubbi irresolubili. E nel caso di riduzioni e rifacimenti da altre opere sue, in che guisa fissare il punto dove la penna e la foga e il tempo e la disposizione di spirito han tratto il Boccaccio a segnare un «et caetera»? Niente esclude che ci siano nel Comento pagine rifatte o tradotte direttamente dal Boccaccio, accanto a pagine né tradotte né rifatte da lui stesso. E si deve pure ammettere che brani che conservano la fisonomia di aggiunte, tali fossero realmente nell’autografo del Boccaccia e di suo pugno. Delle numerose biografie, quelle intorno a nomi mitologici, che sono le piú frequenti e le piú sviluppate, provengono per la maggior parte dal De Genealogiis; le bibliche è raro che presentino garanzie di stile, e forse ho errato per eccesso di prudenza espungendone dal gruppo che se ne legge nel IV Canto (Adamo, Abel, Noé, Moisé ecc.) solamente la prima, sulla base dei raffronti col De claris mulieribusDe Eva); e cosí pure le altre biografie, di letterati, di principi, di grandi peccatori, ecc. lasciano spesso molti dubbi o nell’insieme o nelle parti. I miei dubbi irresoluti si estendono oltre: p. es., le chiose svolgenti l’idea che Dante mostri compassione dei dannati quando lo rimorde coscienza di essere incorso negli stessi falli, trovo che sono tutte rescindibili: e, messe insieme, dánno una fisonomia morale dell’Alighieri ben diversa da quella ch’è delineata nella Vita.

Tra le conclusioni piú certe, che dall’eseguito processo di eliminazione si possono trarre, c’è questa: che il Boccaccio non dettò un proemio al suo Comento. Sicuramente sue sono soltanto le pagine sul nome di Comedia; forse è suo anche il primo periodo, 1’«esordio». Il rimanente è accozzato da altri commenti e da altre opere boccaccesche. La mancanza del proemio si spiega pensando che il Boccaccio abbia desunto le prime lezioni dal proprio scritto biografico su Dante, e che, se volle discorrere della concezione pagana dell’inferno e offrirne il quadro mitologico e poetico, si servisse del De Genealogiis. Se tracciò appunti per riordinare e disporre a modo di lezioni siffatta materia, ch’egli possedeva da gran signore, tali appunti non paiono ormai ricuperabili attraverso il proemio composito di maestro Grazia[19].

Cosí il testo del Boccaccio, sgombro del proemio non suo e liberato da ìntromissioni e sovrapposizioni, ripiglia parte del decoro che dovette avere, dettato da tanto maestro; molti ragionamenti riannodano le fila spezzate; l’eloquenza fluisce con meno sbalzi ed intoppi; il pensiero e la cultura dell’opera si risollevano all’altezza del nome ch’essa porta.

IV

Gli Argomenti in terza rima alla «Divina Commedia» di Dante Alighieri

I tre capitoli o ternari «ne’ quali il Boccaccio in forma poco o punto poetica, ma sempre chiara e fedele al soggetto, e qua e lá efficacemente sintetica, riassunse, o piuttosto stipò, la contenenza delle tre cantiche dantesche»[20] si leggono autografi nel giá ricordato codice Toledano, nel Chigiano L. VI. 213 e nel Riccardiano 1035, che sono stati tenuti presenti nella revisione del testo per questa edizione.

Nel primo degli anzidetti codici la intitolazione è latina: Argumentum super tota prima parte Comediae Dantis Aligherii Florentini, cui titulus est Infernus, ecc.; negli altri due è volgare: Brieve raccoglimento di ciò che in sé superficialmente contiene la lettera de la prima parte de la Cantica overo Comedia di Dante Alighieri di Firenze di Giovanni Boccaccio, ecc.[21].