At procul ut Dirae stridorem agnovit et alas,
infelix crines scindit Iuturna solutos, ecc.
Fu Iuturna dea, e questo stridor di queste dire il cognobbe in cielo non in terra. Sono appresso da Virgilio chiamate «uccelli» in questi versi:
Iam iam linquo acies: ne me terrete timentem
obscoenae volucres: alarum verbera nosco, ecc.
Oltre a questo, dice Teodonzio queste furie, appo coloro li quali abitano alle marine, esser chiamate «arpie».]
[Discrivonle similmente con orribili forme, le quali, percioché dall’autore discritte in parte sono, lasceremo stare al presente.]
[Attribuiscono, oltre alle cose dette, a ciascuna di queste furie singulare oficio e spaventevole. E primieramente l’uficio attribuito ad Aletto appare per questi versi di Virgilio:
Cui tristia bella
iraeque insidiaeque et crimina noxia cordi.
Odit et ipse pater Pluton, odére sorores
Tartareae monstrum; tot sese vertit in ora,
tam saevae facies, tot pullulat atra colubris.
E un poco appresso séguita: