Tu potes unanimes armare in praelia fratres
atque odiis versare domos; tu verbera tectis
funereasque inferre faces; tibi nomina mille,
mille nocendi artes, ecc.
A Tesifone dicono quello appartenersi che per gl’infrascritti versi appare; e prima Virgilio dice di lei:
Egrediturque domo, luctus comitatur euntem,
et pavor et terror trepidoque insania vultu, ecc.
A’ quali aggiugne Stazio, dicendo:
Suffusa veneno
tenditur, ac sanie gliscit cutis: igneus atro
ore vapor, quo longa sitis morbique famesque
et populis mors una venit, ecc.
A Megera similmente aspetta quello che per gli infrascritti versi di Claudiano si può comprendere, dove nel libro De laudibus Stiliconis, dice:
Quam penes insani fremitus, animique prophanus
error, et undantes spumis furialibus irae,
non nisi quaesitum cognata caede cruorem,
illicitumque bibit patrius, quem fuderat ensis,
quem dederint fratres, ecc.]
[Ma, accioché noi possiam vedere quello che alla presente intenzione è di bisogno, si vuol guardare ciò che sotto cosí mostruose favole sentissono i poeti, e primieramente quel che volessero dire queste furie essere state figliuole d’Acheronte e della Notte. Della qual cosa pare che questa possa essere la ragione: pare che sia di necessitá che, avendo noi separata la ragione e seguendo l’appetito, che, non avvegnendo le cose secondo che noi disideriamo, ne debba turbazion seguitare, la quale ha a tôrre da noi e a rimuovere allegrezza: la qual perturbazion non si riceve se non per malvagio giudicio, procedente da animo offuscato da ignoranza; e perseverando la perturbazione, e, come il piú delle volte avviene, divegnendo, per la perseveranza, maggiore, convien che proceda ad alcuno atto, sí come quella che continuamente molesta il perturbato: e questo atto non regolato dalla ragione sará di necessitá furioso. Per la qual cosa assai convenevolmente si può comprendere questo atto furioso esser nato dall’aver cacciata la letizia e la quiete della mente per la turbazion presa: e questo primo atto potersi chiamare Acheronte, che tanto vuol dire quanto «senza allegrezza». E appresso, avere la perturbazion ricevuta, essere avvenuto per ignoranzia d’animo: e la ignoranzia è similissima alla notte. E cosí, questa seconda cagione, cioè la notte della ignoranza, aver causata la furia della turbazion seguita. E cosí si può dire le furie esser figliuole d’Acheronte e della Notte.]