[13] In corrispondenza del passo sopra citato (singolarmente notevole per la questione di cronologia boccaccesca che vi è stata riconnessa), i codd. R (c. 19 r.) e M1 (p. 232), oltre a riportare a margine alcuni versi del IV della Georgica (219-227), recano, pure a margine, questo appunto o traccia, che nel testo non ha avuto sviluppo conforme: «Estimò Platone essere in ciascuna anima di qualunque animale alcuna parte di divina mente, il che appare nell’api—nelle formiche—nel cavallo d’Alessandro—ne’ leofanti—ne’ leoni—negli uomini». Il materiale delle pagine di cui fa parte il tratto sulla peste di Firenze è desunto dal De casibus (§ De Astiage, § Pauca de somniis).

[14] Un altro ricordo personale del frate par quello del vol. III, 226 sg., circa il monastero di San Benedetto dell’Alpe. La medesima spiegazione, obbiettivamente esposta, si legge in Benvenuto da Imola.

[15] Una annotazione di A. M. Salvini nel cod. R, in corrispondenza all’anno della peste, dice: «questo commentatore fiorí dopo la peste del 1348».

[16] Citato dal De Batines.

[17] Quali queste rubriche fossero originalmente, non è perspicuo. M1 scrive: «Capitolo primo della prima cantica della Commedia di Dante Alinghieri» (ma è d’altra mano che il testo); «Allegorie del cap.o primo dello ’nferno (corretto «della prima cantica») della Commedia di Dante Alinghieri»; «Cap.o IIo della prima cantica della Commedia di Dante» (d’altra mano), e a margine «Canto IIo» (della mano del testo); «Allegorie del IIo cap.o della Commedia di Dante (d’altra mano); «Cap. IIIo» (sulla linea e a margine); «Allegorie del IIIo cap.o»; e cosí di séguito, generalmente in quest’ultima forma.

S’ha per ogni capitolo una di queste intestazioni: «Capitolo» (o «Canto»), «senso litterale», «senso allegorico», «senso morale», «secondo la lettera», «allegorico», «litterale»; una volta sola, e questa a margine: «Primo cap.o secundum litteram».

R scrive «Canto VI», «Canto VII» ecc., d’ordinario ripetendo quando incomincia il commento allegorico.

[18] Ho tuttavia riprodotta a margine la numerazione delle lezioni giá adottata dal Milanesi per agevolare i riscontri.

[19] In complesso io penso di avere espunto dal Comento meno di quel che si debba; ma ciò non toglie che qualche tratto da me espunto non sia negato a torto al Boccaccio, specialmente negli inizi delle singole trattazioni. Giudichi caso per caso lo studioso; al quale, in mancanza della dimostrazione analitica a corredo del testo (il tipo della edizione non la ammetteva, ma potrá essere eseguita a parte), non dispiacerá ch’io gli tracci una guida sommaria per altre poche pagine oltre il proemio. Le prime, a mio giudizio, sono anch’esse contaminate con i commenti che il rifacitore si trovava fra mano per la compilazione del proemio. Poi le chiare pagine parafrastiche del Boccaccio finalmente compariscono, con poche intromesse piú o men bene riconoscibili (quella, ad es., su Virgilio mago, sproporzionata, se non estranea, al proposito, e affatto nuova nella concezione boccaccesca di Virgilio altrimenti nota), finché la parola «poeta» offre al rifacitore il destro di interpolare, raffazzonandole, piú pagine, della Vita e del De Genealogiis. Quindi ripigliano le pagine autentiche, con altre varie intromesse, sino alla seconda parte del commento di questo I canto, dov’è spiegato il senso allegorico; nella qual parte io credo che non si possa dubitare che la impostazione del discorso è del Boccaccio; ma si potrá dubitare se fosse meglio rescindere dall’inizio dello svolgimento delle idee generali sull’allegoria («In risponsione della qual cosa si possono due ragioni dimostrare..», I, 159) sino all’inizio della spiegazione del canto (I, 164), o tagliar via soltanto quella «terza ragione», che i codici provano non essere stata in una prima stesura, insieme con quel tratto sui quattro sensi, che l’analisi interna e il confronto col Boccaccio autentico (De Genealogiis, l. I, cap. IV) non consentono di giudicar genuino. E cosí di séguito.

[20] Cfr G. Vandelli e L. Casali, Per le nozze di Teresa Bertoldi con Umberto Monico, Firenze, 1913, p. 17. In questo opuscolo è pubblicato di sul codice Toledano il capitolo relativo alla prima cantica.