Potrebbesi ancor dire che l’autor avesse voluto intendere, per gli stimoli delle saette de’ centauri ne’ violenti, s’intendessero le sollecitudini continue de’ tiranni, le quali si può credere che abbiano, sí per la non certa fede di cosí fatta gente, e sí ancora per l’avere a trovar modo donde venga di che pagarli; e ancora intorno al tenergli sí corti, che essi [non possano o] non facciano, ne’ sudditi suoi, quello che esso solo vuol fare: e questo è faticoso molto. Ma, comeché nella presente vita si sia, nell’altra si dee intendere le saette, da questi centauri saettate ne’ violenti, essere l’amaritudine della continua ricordazione, la quale hanno delle disoneste e malvagie opere, le quali giá fecero con la forza della gente dell’arme; e cosí coloro, nella cui fede vivendo si misero, nelle cui forze si fidarono, con le mani de’ quali versarono il sangue del prossimo, rubarono le sustanze temporali, occuparono la libertá, sono stimolatori, tormentatori e faticatori delle loro anime nella perdizione eterna.
CANTO DECIMOTERZO
I
Senso letterale
[Lez. XLIX]
«Non era ancor di lá Nesso arrivato», ecc. Assai leggiermente si vede qui la continuazione del presente canto col precedente: in quanto nella fine del precedente dice che, avendo Nesso mostratogli quali fossero alquanti di quegli che nel sangue bollivano, indietro se ne ritornò e ripassossi il guazzo; e nel principio di questo mostra come essi, non essendo ancora Nesso dall’altra parte del fiume, entrano per un bosco, della qualitá del quale esso procedendo dimostra. E dividesi questo canto in quattro parti: nella prima dimostra la qualitá del bosco, nel quale dice che entrarono; nella seconda dimostra una ammirazione, la quale ebbe l’autore e dalla quale per lo ammaestramento di Virgilio si solvette, e parla con uno spirito il quale gli manifesta chi egli è, e come quivi e perché in piante salvatiche mutati sieno; nella terza dimostra una spezie di tormenti strana dalla primiera, data a certi peccatori, le cui colpe non furono con quelle medesime de’ primi equali; nella quarta dimostra per le parole d’uno spirito che spezie di tormentati sieno questi nuovi, e chi fosse lo spirito che parla. La seconda comincia quivi: «E ’l buon maestro»; la terza quivi: «Noi eravamo»; la quarta quivi: «Quando ’l maestro».
Dice adunque: «Non era ancor di lá», cioè all’altra riva del fiume, «Nesso arrivato, Quando noi ci mettemmo per un bosco, Che da nessun sentiero era segnato». E per questo si può comprendere il bosco dovere essere stato salvatico e per conseguente orribile, poiché alcuna gente non andava per esso; peroché, se alcuni per esso andati fossero, era di necessitá il bosco avere alcun sentiere. [E chiamansi «sentieri» certi viottoli, li quali sono per li luoghi salvatichi, per antiphrasim, quasi dica «sentiere», cioè pieno di spine e di stecchi, li quali in latino sono chiamati «sentes», conciosiacosaché in essi sentieri alcuno stecco non sia; o vogliam pur dire che si chiamin «sentieri» dirittamente, percioché in essi sieno stecchi e pruni, conciosiacosaché tra’ luoghi spinosi sieno, e non paia quegli potere esser senza stecchi e spine.]