— Un altro pensiero m’è venuto in testa più volte, ed è che in tal caso noi potremo impacciare el Re di Napoli col movergli contro le armi del Re di Francia. Sapete che la casa reale di Francia ha delle pretese al trono di Napoli.
— All’uopo anche questo si potrà fare: ma con cautela! Sapete i diritti che vanta la casa d’Orleans sul milanese, per le ragioni di Valentina Visconti: il duca d’Orleans potrebbe diventar re di Francia; e, occupato Napoli, potrebbe tentarlo il milanese.
— In ogni caso anche a questo se penserà. — Ah sì, vedo bene che converrà andar cauti: ma conviene operare! Quella serpe di Duchessa la mi spaventa! Se aveste veduto che fuoco, che sdegno: come fremendo la mi minacciava ancora più cogli occhi che colle amare parole, colle minacce mortali! — Ah, Beatrice, un tal entusiasmo nell’odio fa grande effecto! Io tremo, io tremo: i miei passi verso l’impero, da te eccitati, furono troppo precipitosi: io ora ho speranze; ma certezza nessuna! Anche Simonetta era forte; ma perdette la testa sul rivellino di Pavia: anche Bona avea armi e tesoro, ma le perdette successivamente, e le si strappò il potere fuor di mano! Un uomo di me più ardito; l’insorgere del populo a favor del Duca, mosso dall’eloquenza di quella femmina ardente, potrebbero rovinarci tutti. Che cosa è vostro padre, Duca d’Este, a petto del Re di Napoli! Il favor di Massimiliano è incerto; la Francia non è in grado di moversi sull’istante... Ah, Beatrice, questo è un punto tremendo di crisi... Se il temporale ruggisse, che si farebbe!
— La morte non ci potrebbe aiutare allora? manca forse un veleno!..
— Come un veleno! Vorreste che me avvelenassi mi, voi, e nostro fiolo, per non soccombere nella lotta!
— E se voi non volete morire, converrà allora spegnere il nipote: in tal caso i suoi figli rimarranno sotto la vostra tutela per lungo tempo; e voi avrete il campo di consolidare il vostro potere!
— Ah, Beatrice, queste cose non sono de quelle da tractarsi sui due piè! il timor di Dio... e poi il pericolo di una tal azione... che indisporrebbe gli animi contro de noi!...
— Quanto al timor di Dio, io vi osservo, che l’uccidere per non essere uccisi è di diritto naturale (questa donna obbliava che ciò è solo allorchè la morte nostra certa sarebbe e immeritata)... In secondo luogo, e quanto alle apparenze, un lento veleno le salverebbe: tutti sanno che voluttuoso è il Duca; e lieve ci sarebbe far credere, che, snervato dai piaceri, egli spirasse di languore e consunzione!
— Questi sono mezzi cattivi, Beatrice; questi son mezzi estremi!... Ora conviene che, per salvar le apparenze, me porti un poco al circolo solito de’ nostri letterati e artisti che se adunano nella sala a terreno.
Egli vi si recò infatti. Stavano adunati, come era uso in varj dì della settimana, pressochè tutti i dotti e gli artisti che da Lodovico ricevevano o stipendi o favori. Il Duca di Bari fra loro mostravasi piuttosto come un padre fra i figli o un amico di grado distinto fra gli amici, che non come governatore e padrone. Il suo umore era sempre il medesimo, era una gravità piena di dolcezza. Egli questi incoraggiava nelle sue opere, quegli consigliava, l’altro eccitava: spesso li consultava su varj oggetti tendenti ad accrescere lustro alla città, decoro ai cittadini. Talvolta in gravi discorsi si passavano le poche ore che durava il dotto congresso: talora il sollazzo prendeva il luogo della scienza, e i belli spiriti reciprocamente eccitandosi, come selce che dà scintille, brillavano di una luce istantanea ma assai viva. Alcuna volta la musica avea la prima parte, e i cantori della cappella di corte soavemente faceano eccheggiar le vôlte de’ loro melodiosi concenti. Talora, quando l’estro era forte, vedevansi il da Vinci, il Bramante, ed altri poeti di quel tempo, recitare animati carmi all’improvviso, di quel fuoco improntati che tanto possente rende l’immaginazione, e che raddoppia l’effetto de’ suoi parti coll’ispirare all’oratore che li declama un’enfasi sì gagliarda che gran parte forma di quella stessa poesia! — Or bene, Lodovico, in questo giorno sì terribile in cui l’anima sua era tanto conturbata, in cui timore l’agitava per la vita propria e di quanto al mondo gli era più caro, la moglie e il figlio; egli che paventava troncati i suoi disegni ambiziosi, forse a lui più cari della vita stessa di sè, della moglie e del figlio; quest’anima nell’interno straziata e bollente, non corrugò per nulla la sua fronte grave, non tradì l’abituale suo sorriso, non commosse la sua voce. Tanto è vero ciò che lasciò scritto di lui il Corio suo cameriere, che tanto bene lo conosceva: «In lui si dimostrava una tale maestà che pareva precedesse alle altre; modesto nel parlare, dissimulava le cose presenti, aspettava le occasioni al vendicarsi, mai non era superato da collera quantunque ancora alla sua presenza ricevesse dispiacere; ogni cosa dimostrava egualmente udire, e quantunque a lui fosse stata cosa deterrima e dispiacevole nondimeno dissimulava essere ingiuriato.»