— Beatrice, diss’egli in un tuono alquanto grave ma non privo di benevolenza; col vostro contegno poco prudente voi ne avete posto in un gravissimo imbarazzo!

La donna a cui parlava, e che gli era moglie, trovavasi allora nel più bel fiore dell’età; altera ed ambiziosa, di persona dignitosa, di lineamenti belli sì ma maschi, distinguevasi per un aria grave e imperiosa. Vestiva principescamente; il suo sguardo respirava il comando; il sorriso non atteggiava il suo labbro; ma appariva però in esso una specie di giovialità di condiscendenza. Tale era questa donna, che non poco impero seppe esercitare sul marito stesso; il quale tanto sapea raggirar gli altri. Mancava a Lodovico il Moro l’ardimento; ed era Beatrice che in questa parte sempre veniva in suo soccorso. Al rimprovero del marito, ella crucciò le ciglia, e rispose: — Or che avvenne? qual mistero chiudono le vostre parole?

— Io fui insultato dalla Duchessa: essa si lagnò palesemente meco del potere che mi avvoco, della reggenza che non dimetto, degli sprezzi che da voi riceve, dell’autorità che voi ve assumete, degli onori che le usurpate. Essa sembra decisa a rompere meco; e se non fosse che il Duca di me continua a fidarsi, io temerei l’eccesso del suo risentimento. I cittadini sono sempre affezionati ad un signore che se rappresentò loro come di eccellente carattere e che veramente è tale, se non se faccia caso della sua poca capacità per li affari: odierebbero me, se supponessero volessi usurpare lo stato a un giovine inocente; e già sapete lo sparlare che si fece, quando per esperimentarli facemmo correr voce che el nostro fiolo stato sarebbe creato Conte di Pavia. Tutto questo, vi confesso che me imbarazza non poco; e conviene assolutamente che voi cediate alquanto, e rinunziate a una parte degli onori che vi si rendono a favore di quella giovine piena di ardimento di Isabella, che veramente col suo fuoco la me spaventa; e la pare la voglia tirare la mia casa in precipizio!

— Lodovico, ecco la vostra saggezza vinta dalla vostra pusillanimità! — E dimenticate in questo momento che le fortezze sono in vostre mani, che da voi dipendono i soldati, che in podestà vostra è il tesoro, che i membri del Consiglio di Stato sono vostre creature; e che molti principi d’Italia, all’uopo, sembrano disposti a favorire la vostra causa, del qual numero non solo è mio padre, ma, come sembra, anche il Marchese di Mantova, e i Veneziani, e probabilmente l’Imperatore che non volle riconoscere Gian-Galeazzo perchè discendente da Francesco vostro padre il quale invase il ducato senza riportare il suo consenso e ricevere la sua investitura!

— Sì, voi dite bene: ma se se facesse una pubblicità, tutto questo non so come l’andrebbe a finire. I soldati son buoni, ma i populi sono ancora miglior sostegno; e noi siamo stati nella necessità di aggravarli per far fronte ai bisogni dello stato e per adunar tesoro, gran movente per effectuare le rivoluzioni: questo non è il momento, credetemi, de tentar novità; e intanto nuocer ne potrebbe non poco Isabella col suo odio a morte.

— Col suo odio a morte! spiegatevi: da che desumete che spinga a tanto gli sdegni suoi l’altera aragonese!

— L’è subito detto: ella stessa l’ha avuto el coraggio de dirme netto, che solo la mia morte in questo momento le darebbe certo trionfo!

— La vostra morte! Ebbene, con tale parola, ella ha pronunziata la sua condanna. Chi vi potrà ora biasimare, se per salvar la vostra vita, quella della consorte vostra, di vostro figlio, voi v’appiglierete a qualsiasi partito? Moderato non sembrerà, in questo caso, quello stesso dell’usurpazione? Che è lo stato a petto della vita! moderato voi sarete togliendo a Gian-Galeazzo la sovranità, quando, se ei la serba, pericola la vostra vita! I popoli, che ciò sapranno, vi compatiranno. D’altronde, non usurpò lo stato colla forza e col tradimento Francesco Sforza, e poi fu amato dai cittadini! Tutti per saggio vi conoscono; voi v’impadronite dello stato e diminuite le imposte, ed eccovi un dio per la nazione! — Lodovico, noi dobbiamo rallegrarci della imprudenza di Isabella!

— Ma ella la potrà mettere ne’ suoi interessi el padre, e l’avo: una guerra me disturberebbe!

— Invigiliamo, per ora, che nessuno ad essa si accosti che non sia de’ nostri: poniamoci in ordine per resistere: il Re de’ Romani Massimiliano è sempre in bisogno di danaro; amichiamocelo col sovvenirlo.