Poichè chiusa ebbe la porta della sua cameretta, ella si gittò su un inginocchiatojo! Ma per chi sì a lungo prega quell’angelo, allorchè tanto bisogno pure prova di un riposo che allevii gli spasimi del suo cuore compassionevole! — Ah ella vorrebbe piegare il destino, un destino crudele, inesorabile, intorno alla sorte del giovine duca e della di lui addolorata consorte!

Ma ad un lieve romore come di cardine che strida, ella trasale; si volge indietro interrotta nella fervida sua preghiera, e vede da una porta ascosa sotto la tappezzeria comparirgli dinanzi in abito succinto il Re di Francia. — Ella rimase interdetta e trasognata: egli chiuse la porta, e a lei si accostò. Il libertino adocchiata l’avea, portandosi dal Duca per visitarlo; la notò; ne parlò col suo siniscalco, e ben tosto si combinò fra lui e i cortigiani di Lodovico di mutar di camera Carolina, per metterla a disposizione del Re, che di essa s’era acceso d’una di quelle fiamme che nascevano in lui ardenti un giorno per essere spente ed obbliate colla seconda aurora.

— Gentile fanciulla, le disse accostandosele, non gradirai tu una testimonianza di amore dal monarca di un Regno sì splendido come è la Francia!

Carolina nulla rispose; ma si gittò alle sue ginocchia, e gli abbracciò i suoi piedi!

— Via, mia bella, che è questo pianto! quante donne non andrebbero superbe di quel favore che io ti offro! Via, fa cuore; non si macchia colei che si piega alle voglie di un principe così possente qual io mi sono!

— Sire, disse Carolina, ricusando di alzarsi dal suo supplichevole atteggiamento; per quella madre casta che vi generò, per l’amore che recate alla vedovata vostra consorte, per ciò che avete più caro al mondo, per la immacolata Vergine, vi prego, non calpestate una innocente creatura, che essendo in vostra balìa osa però sperare non le verrà meno la vostra vantata umanità.

— Per bacco! tu mi commovi, mia bella! Ebbene..., io ti mostrerò, che il mio amore per te è di assai cresciuto in questo momento...; poichè io rispetterò i tuoi virtuosi sentimenti! Or, ricevi in segno della mia stima quest’anello! — E così dicendo si trasse dal dito per presentarglielo un ricchissimo anello di diamanti.

— No, Sire, la vostra bontà non ha bisogno di oggetti sensibili che me la tengano presente; il trionfo che or riportate su voi stesso mi ispira per voi tale stima, che non si potrà in me cancellare giammai: questo dono che io da voi accettassi, credetemi, sarebbe un testimonio troppo infedele di ciò che accadde in questa notte, per me a un tempo terribile e memoranda!

— Stefano di Vers! gridò il Re al suo ministro che non tardò a comparire: sii testimonio, che la virtù di questa fanciulla mi ha fatto arrossire! Mentì colui che tutte corrotte ci fece credere le donne d’Italia! — Mia buona e saggia fanciulla, addio! — E il Re si ritirò.

Carolina, spaventata, corse presso la camera della Duchessa; e quivi chiusasi passò quella notte, tutta conturbata, su una seggiola a bracciuoli; ove, dopo alquante ore di veglia angosciosa, un breve sonno scese a tranquillare un istante i suoi spiriti agitati, per lasciarla coll’aurora. — Il giorno dopo, il Re di buon mattino abbandonò il Castello di Pavia. Lodovico, che gli sborsò una somma come promesso gli avea, partì con lui alla volta di Piacenza!