Usciva da la scuola, per molt'ore
immoto e col pensier vagante in caccia
di sogni alati, e dentro l'ombra diaccia
sentiva aulire tutto il maggio in cuore.

Nella strada fra 'l giovenil clamore
un motto ardente gli avvampò la faccia;
un sorriso lo avvinse; e con terrore
si mise dietro a l'odorosa traccia.

Così l'impura dispogliò l'ignaro
de' suoi tesori, come un giovin fusto
di sue tenere gemme appena schiuse.

E nella giovine anima s'infuse
della coppa d'amor tutto l'amaro
e in fondo inoblïabile il disgusto.

II.

Un altro maggio, e rinascean dai nocchi
le gemme e il grano rimettea la spica,
quand'ei rivide una figura amica
compagna già di fole e di balocchi.

Mutati, oh quanto! Ed ella con l'antica
letizia, ei con un fuoco acre negli occhi.
Ed ei non puro mise a la pudica
tutti i fior del suo cuore in sui ginocchi.

Un dì la giovinetta, a una parola
attesa, si piegò, come nei prati
fanno i narcisi sui fragili gambi.

E poi?... Oh, come allora! I baci dati,
come allora, ed i gesti, ahimè! d'entrambi!
E quel disgusto gli salì a la gola.