Montanaro, casetta mia, com'eri
piccola e triste, e n'ho triste la vita:
ma come al mio pensiero era infinita
la traccia, intorno a te, de' tuoi sentieri!

Poi città corsi, e vidi regni e imperi
e agli occhi miei la terra è impiccolita:
nessun mistero in essa più m'invita:
triste pur questa casa, e io son quel d'ieri.

Or se rivolgo il viso al ciel notturno,
quanto sei breve, terra, e come immenso,
cielo, ove miro con impazïenza!

Ma come avvien ch'io palpiti non senza
dolcezza, quando a te, villaggio, penso,
ultimo albergo al mio cuor taciturno?

Circolo vitale.

Stanca, stanca è la vecchia Italia, tante
vite nutriva e spesso vïolenti,
e i figli ultimi, ad altre terre intenti,
cura non hanno più della gestante.

Vive la nostra terra, se i fermenti
l'avvolgano d'un'opera incessante:
feconda sempre se animali e piante,
nati da lei, vi tornino morenti.

Uopo è che scorra in onde armonïose
nel corpo della terra genitrice
il circolo perenne della vita...

Ah, quando l'uomo con facili dita
emanerà la volontà felice
e l'armonia su 'l moto e su le cose?