Non ebbe in ottant'anni che dolori,
nel timor del suo dio, del suo padrone:
onde pensando all'ultimo sermone
si reputa il più reo dei peccatori.

Ma spera... In gioventù qualche stravizio:
qualche facezia prima di sposare...
Poi venne la famiglia e la saggezza,

e la miseria. Ond'egli or accarezza
l'idea del Purgatorio. A peggio andare,
sarà finito il giorno del Giudizio!

Il figlio.

Ma il figlio intorno per la nebbia esplora:
scorge su quella l'ombra sua gigante:
questa era Dio. Poi guarda il ciel distante
ove nascono mondi ad ora ad ora.

L'universo ci ignora. Il fluttuante
mar dell'essere ci agita e divora,
minimi nell'immenso. Forse adora
la formica il calzare del passante?

Allora, mentre il padre trema e prega,
«Terra, almen tu sei mia!» pianta la stiva
nel suolo, e il frutto della vita afferra.

Alcuno in nome di quel Dio ci nega
quel ch'è di tutti? No, fratelli. E viva,
nostra comune eredità, la Terra!