Quanti viviamo? Quanti sparvero? Io
li lasciavo a l'autunno ilari e sani:
morivano, nascevano lontani:
la culla non cessava il dondolio.
L'ultima quando è morta, morì Dio
in me. Soffrì spasimi disumani.
Viva si decompose. Oh tenui mani
che sogno ancora tese a dar l'addio!
Dove sparite (emerge il vostro viso
rivolto a noi sul mar dell'ombra) dove,
bimbi, pur ieri annidïati in culla?
Nell'aria vaporate a l'improvviso
o qui mutati rivivete, o altrove?
Ma il nulla, no! Strana parola. Nulla!
Mistero.
Il sole è sceso. Ritta in mezzo al prato
la bimba guarda ed il timor la tenta.
Dov'è il villaggio? Ahimè, lungi! E s'avventa
nella strada, correndo a perdifiato.
Dietro i piccoli passi scende lenta
l'ombra, con ali umide come fiato:
movonsi i tronchi minacciosi a lato
e la vita dell'ombra la spaventa.
Quand'ecco un grido giunge. Infine. Mamma!
Oh la casa custode e le vivande,
e vincitrice del terror la fiamma!
Ma tace e inarca i cigli, mentre inghiotte
il suo pane. Chè il mondo è grande grande...
ed ha veduto scendere la Notte!