III.
Ignoro, amico, la parola buona!...
Da le cellule prime a le stormenti
foreste che moltiplicano i venti,
ove l'aria nei tronchi s'imprigiona;
da l'immobile vita che ai moventi
esseri fiato e nutrimento dona,
sino a quei che il ricordo fa persona
e la parola fa re dei viventi,
ecco la Terra svolgersi, a l'invito
del Sole; da le viscere del Tutto
traendo in cima ai rami il fiore umano...
Il fior matura, e dove il piccol grano
cada, non sa la Madre, che il suo frutto
disseminando va nell'Infinito!
Stupor sacro.
Formidabile a l'uom, Vita del mondo,
con le tue vaste passïoni incombi:
guizzi e scrosci coi nembi e dal profondo
cuor della terra, impazïente rombi.
E, Morte, tu, vasta e repente piombi
sopra un gregge d'efimeri errabondo:
ancor n'udiamo i colpi e l'ecatombi
copron già il suol, scendono al mare in fondo.
Qualcosa in noi rimuore a la fraterna
morte. Qualcosa è in me che già passò
la morte? Sopravvive e si rimembra.