In questo punto comparve sulla scala Pinotto, che veniva di fuori.

— Per carità! Mamma, si rispetti, guardi come è bagnata.... Entri in casa.... Venga con me....

— Anche tu, Pinotto.... Invece di far rispettare tua madre! Ma.... adesso non si può proprio pretendere più nulla nemmeno dai figliuoli. Ah! L’ho sempre detto io, che non c’è più religione. Non si ascoltano più i comandamenti di Dio....

— Per carità, mamma! Mi ascolti.... me. Si rispetti; non istanno bene le piazzate. —

E facendole forza la trascinò in casa.

L’erbajuola, con le spalle fumanti, seguitata da un mormorio di approvazione, risalì verso la sua soffitta, e appena fu nel suo quinto cielo lanciò da basso un’ultima saetta partica: — Madama del mio scaldaletto! (dandosi una patta di dietro). Madre dei cani! —

E la signora Placida di rimando, uscendo di nuovo dal cancello, con il viso inferocito in su: — Madama di due quattrini in aria! Madama dei cavoli marci! —

Gli astanti per una parte e Pinotto dall’altra impedirono ulteriori battibecchi per quel giorno.

Il giorno seguente la signora Placida riceveva una citazione di comparire davanti al Giudice Conciliatore, a fine di essere condannata al pagamento a favore della istante Ortensia Mellario della somma di lire trenta per schiaffo ricevuto; e contemporaneamente la Ortensia Mellario era evocata a comparire alla stessa udienza dello stesso Conciliatore per ivi vedersi condannata al pagamento a favore dell’attrice signora Placida Panezio della proposta somma di lire cento per cane ucciso e varî effetti di vestiario manomessi, il tutto con gli interessi dalla giudiziale domanda, la protesta dei vacati e il favore delle spese.

Da queste citazioni gemelle scaturirono tre lepidissime scene giudiziarie, delle quali si potrebbe trarre moltissimo partito, se le medesime non fossero già state sfruttate alla distesa nelle Rassegne dei tribunali.