«R., (si ommette honestatis causa).
«S. — Severina è una perla di ragazza, un colonnino di bellezza, di morbidezza e di dolcezza.
«Fu assassinata anzitutto da suo padre, che prima di morire ebbe cura di mangiarle disgraziatamente quattro quinti della sostanza lasciatale dalla defunta sua mamma. In seguito fu vieppiù assassinata dai preti, i quali continuano a rosicchiare le due vecchie cugine, con cui ella convive mantenendole del suo.
«Nessun giovinotto osò amarla, perchè la sua fortuna andò sempre liquefacendosi in modo viemmaggiormente riconoscibile, e anche perchè ella non diede mai una stretta di mano, che non fosse frigida e rigida.
«Oltre a ciò la poveretta non divide la terza parte delle credenze e delle pratiche religiose, in cui infuriano le vecchie beghine, alla cui compagnia si è condannata.
«Per tutti questi motivi, Severina avrebbe tutti i diritti di essere infelice: lei bella senza ricchezze; buona, senza amore; sempre in mezzo all’odore di sacristia, essa che ha il cervellino mezzo filosofico; per di più pare sia stato scritto per lei — nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria! — Infatti se non fosse stato di certi se, in cui ella non ci ebbe proprio veruna colpa, insomma, se le cose fossero andate, come dovevano andare, ella avrebbe dovuto trovarsi al presente sfolgoratamente ricca e corteggiata.
«Eppure nonostante questi ottimi requisiti di infelicità, Severina è tutt’altro che infelice. Con la squisitezza del suo animo e l’elevatezza del suo ingegno si è fabbricata alcune massime, che mette rigorosamente in pratica, e della loro scoperta è gelosa e contentona, più che se avesse ottenuto da un Congresso Astronomico il permesso autentico di battezzare con il suo nome quattro nuovi pianeti e il relativo brevetto di invenzione dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio.
«Per esempio ella ha trovato, che le ragazze povere non devono mai amare, perchè glielo proibiscono l’interesse e soprattutto la dignità.
«Questa trovata è una delle sue principali ricchezze. Ha poi scartato da sè, mediante un lunghissimo processo di analisi, quasi tutta la scoria degli atti del culto esterno, ed ha condensato la sua religione in un brodo consumato di ideale evangelico.