«Quindi il dottorino Z., invece di riempire di sè cento volte al giorno, come neppure sarebbe bastato al suo desiderio, le Camere, la Stampa, la Scienza, l’Italia e il mondo, divenne dopo mille sforzi e rimase nel suo mestiere un oscurissimo specialista di malattie vergognose.
«La sua anima dovrebbe esserne afflitta e ruggire continuamente, come lo spirto d’abisso, quando se ne parte Vôta stringendo la terribil ugna.
«Eppure l’altra settimana io ho riveduto il mio caro dottorino, con uno splendido cappello a cilindro che quasi mi abbarbagliò. — Quel cappello — dissi meco stesso, — è un indizio certo di sicurezza e di felicità interiore, perchè un’anima fiacca e malinconica fa il contrappelo al suo cilindro nel primo uscio, in cui scantoni. Quale sarà la ragione di questo fenomeno?
«La investigai.
«Mancando al Nostro qualsiasi supremazia esterna, egli si è cristallizzato poco per volta nel suo sè un sentimento di supremazia interna, per cui giunse a dire sul serio ad una allieva infermiera, che egli non si credeva inferiore ad Alessandro Magno.
«Il continuo esercizio di questo sentimento gli fece ammucchiare giorno per giorno un tesoro di prodigiosa imbecillità, che basterebbe a rendere felici quattordici generazioni di Accademici delle Scienze, non che un solo dottorino. Eccone due soli esempi:
«Il dottorino Z. l’altro giorno ricevette il diploma di Italiano benemerito della Società Neo-latina sotto la presidenza onoraria del Principe Ereditario, con medaglia d’oro e mediante pagamento immediato di lire ventisei.
«Ebbene egli, l’antico scettico, lo ha accettato, mandando senza dilazione al Gran Maestro Creatore del nuovo ordine di iniziativa privata il desiderato vaglia postale di lire ventisei, e non solo ha fatto questo, ma scrivendo ad un mercante di campagna aggiunse alla sua firma con la litania degli altri titoli anche quello di membro Italiano Benemerito della Società Neo-latina dimostrando l’evidente pretesa, che il campagnuolo rispondendogli riproducesse tutto quel carnevale di titoli sulla soprascritta.
«Un’altra più marchiana. — Ieri il dottorino Z. seminò in un vaso di fiori un pizzico di seme bachi da seta, presumendo, che avrebbero a spuntar come il trifoglio o il prezzemolo per la sola ragione che li seminava lui.
«Si teme che quest’eccesso di felicità lo abbia a far tradurre prestissimo al Manicomio Provinciale, locchè sarebbe per chicchessia la massima delle felicità terrene.»