«Insomma, ricapitolando, senza una capitale presunzione non si dà felicità a questo mondo, ed essa si può un’altra volta definire con una piccola variante: — La felicità è la supposta privativa della infallibilità personale per parte della cocciutaggine, della imbecillità, e meglio della pazzia umana.
«Un immenso proverbio aveva già detto: — chi si contenta, gode.»
«Mi pare cosa certa, che oramai l’Arte si muta in mestiere, e l’Artista in artigiano.
«Nessuna persona ammodo ha il coraggio di leggere un libro che abbia fatto furore dieci anni fa, come niuna signora elegante ha il coraggio di mettersi in testa un cappellino, che sia stato di moda dieci anni prima.
«Si estendono agli artisti le regole degli artigiani, e prima di tutte quella di non fare nulla che possa eccedere le facoltà estetiche ed intellettuali, che sono normalmente comuni a tutti i travetti, a tutte le maestre elementari, a tutti i parrucchieri, a tutti i lavapiatti e a tutti gli assidui dei giornali politici.
«Insomma si dà come principale norma dell’Arte la misura, la quale fino a ieri è stata soltanto la norma dei sarti, dei calzolai e dei falegnami.
«Secondo me invece la principale norma dell’Arte non è già la misura, ma la smisuratezza.
«Per me il genio del vero artista è una specie di pazzo furioso, che dà delle enormi capate in cielo e ne stacca stelle e procelle a illuminare o interrorire la terra.