XXXVII.

Ultime note tristi e bizzarre di Giuseppe Panezio:

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«Se io dovessi pubblicare un libro, vi metterei come prefazione la verità, tutta la verità, NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀ, (art. 297 del Codice di Proc. Penale).

«Vorrei poi fare stampare il mio libro su carta nera con inchiostro bianco. Così darei ai miei lettori un magnifico effetto di ossicini intagliati nelle tenebre di una cassa da morto; e farei del bene alla vista del prossimo, come mi assicura un professore di ottica.»


«Ma quale è la vera causa della voga e fortuna straordinaria di certi capi di letteratura industriale?

«Senza essere una Commissione d’Inchiesta, rispondo, che ciò dipende non già dal valore intrinseco dell’autore o della merce, ma da circostanze estrinseche.

«Per esempio il Libro di lettura per le scuole, ecc., dell’abate Gineprai è un libro pieno di sugo, e vale per lo meno un milione di volte più di quello dell’abate Zuccheroni, il quale è pieno di sgrammaticature e di minchionerie (rubate per soprammercato) e non vale proprio niente.

Eppure l’ab. Zuccheroni con lo spaccio dei libri di lettura, Sillabarii, Aritmetiche, Grammatichette, ecc., ha già potuto farsi fabbricare una magnifica villeggiatura sui colli, mentre l’abate Gineprai, dopo l’aumento di tariffa nei tabacchi, non può più nemmanco fornire al suo naso del rapato a petizione.