«Ma vilissimo, e molto superlativamente vilissimo, è poi il medesimo individuo, quando, fuori della Camera charitatis, — in pubblico caffè o passeggio sforza i suoi colleghi mascolini a sentire la litania dei suoi miracoli amorosi, millantando la propria superiorità facilissima sopra tutte le donne e sballando di aver ricevuto da fanciulle e da principesse certe cortesie esagerate, che forse gli rifiutarono le vecchie cuoche. Egli allora in seduta pubblica tenta innalzarsi sul sesso femminino, — davanti a cui poco prima, in seduta privata, si era inginocchiato e aveva piagnucolato miseramente — tenta innalzarsi come un pallone areostatico, ripieno di ridicolaggine, vanagloria e menzogna vergognosissime.»
«Uomini profondamente immorali, superbi, malefici, traditori, furfanti di cuore leggerissimo e senza un briciolo di coscienza, bricconi simpatici, farabutti invadenti e soverchiatori, trovano poi nella vita un istante di debolezza morale per diventare vittime ridicolissime di una serva o di un matrimonio.»
«La viltà della razza umana si dimostra eziandio nelle sue più umili manifestazioni, per esempio nella critica letteraria.
«Essa ha per iscopo patente di demolire il vero merito.
«Ma c’è un vero merito, grasso, lustro, felicemente e completamente riuscito, riconosciuto da tutti, ben voluto da tutti, perchè non va mai a contrappelo di niuna convenienza o convenzione sociale, — un vero merito costituito in così floride condizioni di salute o sopra una così solida piattaforma, che sarebbe non pure cosa innocente, ma sarebbe un bello e coraggioso esercizio ginnastico il giostrarvi contro.
«Eppure state sicuri, che questo vero merito fortunato nessuno lo toccherà.
«Invece vi è un altro vero merito, forse di portata maggiore del primo, ma tuttavia incipiente o ammalato od osteggiato da numerosi nemici per la sua audacia di novità o funestato dalla miseria o dalla moglie impudica.
«Ebbene questo vero merito disgraziato sono quasi tutti d’accordo nel dilaniarlo e nel cercare di ammazzarlo.»