Quando fu davanti alla porta di costui, eccolo sbucare e quasi balzargli sul petto coll’impeto di un gatto furioso. Dopo lui ecco Fido.
Il capitano stralunato seguitava a correre, non avendo avvertito chi veniva a cercarlo.
Il cane rimase un po’ di tempo in tentenne: se dovesse seguitare l’usciere o restare con l’amico sopraggiunto.
Si si starebbe un agno intra duo brame
Di fieri lupi, igualmente temendo;
Si si starebbe un cane intra duo dame.
Finalmente esso pensò: — Quello là corre, perchè ha buon tempo: questo qui invece sembra abbia bisogno della mia assistenza: oh, sì! — e rimase con Pinotto.
Ecco che cosa era capitato all’usciere.
Aveva saputo che doveva giungere in Roma sua moglie diretta a Napoli con un garzone parrucchiere. A quella notizia gli erano venuti in mente i litri bevuti ammirandola nel villaggio natìo, gli era venuto alla gola quanto essa era bella, bionda, lustra e morbida; ed aveva sentito una forza irresistibile, che lo spingeva a ricuperarla strappandola a quel ludro scellerato.
Forse avrebbe scacciato quella tentazione, se avesse avuto dinanzi il dovere di continuare la sua protezione a Pinotto, che se la fosse meritata. Ma, non vedendosi lì presente quel dovere, egli era scattato via.