Riavutisi, si dissero: — è impossibile, che sia morto Pinotto!... Era così vivo.... —

E ne aspettarono per un po’ di tempo la risurrezione.

Ma vedendo che Pinotto, al pari degli altri estinti non risuscitava, presero a parlarne con tutti, come se si fosse trattato di una morte europea, telegrafata dall’Agenzia Stefani, per cui tutti fossero in diritto e in obbligo di commuoversi.

Quando sentivano lodare un letterato di prima pezza: — Che! Che! — prorompevano: — Pinotto avrebbe pigliato a scapaccioni lui, e altri della stessa risma, se ce ne fossero stati.

Per maggiore sfogo proposero di erigergli un busto con una lapide (solito pane, con cui si sfamano i letterati morti di fame) e di fare un pellegrinaggio apposito a Campo Varano, pubblicando contemporaneamente un volume di componimenti esequiali in suo onore. Tutta questa colluvie di progetti commemorativi, al solito, si condensò in un articolo necrologico, che comparve nel giornale di Edoardo.

Noi ne riporteremo poltronescamente la chiusa, a scanso di far noi tutta la morale del Racconto. Diceva:

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... «E così si dileguò a ventott’anni al pari di un volgare disgraziato quell’indole fiera e singolare; e si portò via con sè i suoi fantasmi estetici e bisbetici, le folgori e i coltelli della sua satira, i tesori della sua mente e gli entusiasmi del suo cuore e quella forma orgogliosa e squisita, che egli aveva vagheggiato così lungamente e così caldamente, e che temette o sdegnò profanare, non avendo concesso neppure una riga di suo al pubblico, benchè non gli siano mancati i difficili inviti a dar fuori i propri scritti con profferte di sollievo alle sue strettezze.

«Certo egli disprezzava sovranamente il basso pubblico dei barbieri sfaccendati, di quei travetti, che con gli sbadigli scroccano la paga e degli altri ignorantelli borghesi, che non posseggono altro motto o altro pensiero fuorchè quello dell’ultimo articolo letto, sono sprovvisti di grammatica, di ortografia ed eziandio di un vocabolario tascabile Longhi e Menini, sono muniti di albagia e di ottusità, eppure sotto la veste di assidui formano il gusto corrente e l’opinione pubblica dittatrice per la letteratura di parecchi giornali importanti d’Italia.

«I brutti scherzi, che Mefistofele voleva fare agli angioli del Padre Eterno e che i bambini fanno alle libellule, sono nulla in paragone dei martirii gaudiosi, che egli escogitò per umiliare quel pubblico poco rispettabile — altro che concedergli un alito di sè stesso!