Ed egli, che pur aveva fatto le più audaci, severe, capitali corti dei saloni, non sapeva che cosa dire a quel demonietto che gli balzava a lato; si vergognava, malediceva di essere quello ch’egli era, avrebbe voluto invece essere anche lui uno studentino, un quindicenne fattorino di caffè, conoscere la loro lingua, sapere i bei motti che essi adoperano per interessare quel genietto fisiologico della danza e forse per farsene amare.
Intanto rimaneva nella contemplazione più oca, quando lo scosse un colpicino di gomito. Era lei che con due occhi traforelli e con una pugnalata di voce da ladroncello che proponga un assalto al ciliegio altrui, gli disse: — rubiamo.
Egli non ebbe tempo di osservare che veramente alla sua età e alla sua condizione.... non n’ebbe il tempo; perchè essa, rapinandolo a braccetto, lo fece correre innanzi, calpestando i sacrosanti diritti di dodici coppie aspettanti, e lo ricacciò nella polca; lo fece rivolare più acremente di prima in un nembo tutto pollini di fiori e cipria farfallina, e quasi lo ridusse a svenire facendogli sentire stretta in braccio la leggerezza di un angelo.
Dopo quel giro, il cavaliere Alfredo condusse la sua ballerina nel salotto del buffet, e come avesse perso la testa, domandò dello sciampagna. Il garzone del servizio, non volendo dare a vedere che egli non teneva dello sciampagna e che anzi non sapeva nemmeno che cosa fosse, rispose: — Mi rincresce, signor cavaliere; se vuole, abbiamo ancora degli agnellotti ed un arrosto freddo. Il.... lo.... quello che ha detto lei, lo hanno già mangiato tutto. —
Il cavaliere sorridendo gli ordinò che gli desse in cambio della gazosa o meglio una bottiglia di Canelli.
Bevuto il néttare monferrino, egli ed essa dissero contemporaneamente: ho caldo; come dirà contemporaneamente per tutti i secoli ogni coppia di ballerini, che abbia volontà di discorrere senza testimoni sopra un balcone.
Andarono sul balcone; si strinsero le mani, dentro cui cominciarono a confluire i fiotti accesi e tumultanti del sangue.
Egli si fece coraggio, e le domandò: — Elena, sono curioso; quanti anni hai? Scusa veh! se ti do ancora del tu.
— Vorrei vedere, che non mi desse più del tu, a una cittona come me.
— Dunque, quanti anni?