Saluggia, 29 novembre 1876.
Tuo aff. cugino
Giovanni Faldella.
LA LAUREA DELL’AMORE TRITTICO NUZIALE.
I. LUI.
Egidio usciva nelle sere d’inverno dalla Biblioteca dell’Università di Torino, con un viso così turgido di felicità scientifica, che insultava le felicità di genere diverso, le quali uscivano dal teatro Regio. Egli non si fermava mai per istrada, ma studiava il passo verso la sua cameretta; e appena rientratovi, accendeva taciturno la sua lucernetta a petrolio; quindi apriva un librone, che rinserrava potentemente fra i due gomiti, mentre coi pugni ratteneva la testa preponderante sulla pagina letta.
La fiamma del petrolio sembrava si allargasse pavoneggiandosi, o ristesse immobile per corrispondere alla grande attenzione del giovane studente.
Scoccavano le ore piccine, quando egli entrava in letto, sentendosi dolere le gambe irrigidite dal freddo. Lo aveva assorbito l’anatomia. Allorchè egli studiava l’orecchio dell’uomo, gli pareva che tutta l’umanità e tutto il mondo consistessero in un orecchio, e che fossero per lo meno inutili le botteghe che si aprivano e i Consigli comunali che si radunavano, perchè non servivano a studiare l’orecchio dell’uomo. Lo stesso gli succedeva man mano che prendeva a notomizzare gli altri organi.
Dopo tanta biblioteca, dopo tante veglie e tanta anatomia, egli vedeva come una terra promessa la laurea da dottore:
La laurea, titolo di nobiltà borghese, per cui il pizzicagnolo, quando il conte si serve nella bottega di lui, spendendo meno dell’avvocato, dice: quello là si chiama nobile? Nobile è l’avvocato che ha guadagnato con lo studio sacrosanto il suo bravo titolo, che canta, mentre il conte, il conte che cosa conta?... (non è nemmeno capace di prendere un metro di salsiccia per volta);
La laurea, valore commerciale nei matrimoni, per cui molte damigelle di fittajuoli e di negozianti disprezzano onesti ed utili partiti in abito di colore, per aspettare un laureato in abito nero;