La laurea, per cui Egidio avrebbe avuta la visita del clero locale, nel giorno successivo ai suo ritorno nel paese natío;

La laurea, per cui il cugino materno, il canonico Cornacchia avrebbe grattato un sonetto dalla sua cetra scordata, che nel giornale della provincia è sempre detta la chiara, feconda, robusta ed erudita cetra del canonico Cornacchia;

La laurea, per cui il campanaro del paese avrebbe suonato a festa per un bicchiere di vino;

La laurea, la laurea, la laurea....

***

Venne il tempo della laurea. Il segretario, il bidello della Facoltà e i portieri dell’Università si degnavano sorridere ad Egidio e rivolgergli il discorso.

— Ah!... Lei è casalasco.... Di Casale abbiamo laureato....

— No, sono di Alessandria.

— Ah! È alessandrino.... di Alessandria abbiamo laureato Rattazzi.

Egli provò l’emozione di ordinare al sarto il suo primo giubbino nero a coda di rondine e di comperare la prima cravatta bianca col primo cilindro a schiaccia.