Su i notturni canton delle cittadi
Ecate aver gridato.

Che altrimenti si chiamò Diana e Luna, alla quale (come dice Pindaro) solevano sacrificare le donne, con ciò sia cosa che i maschi non ricorressino da lei, se non nelle cose dell'amore. La notte era dedicata a simil preghi, e finivansi come finiva il giorno. Onde è quel verso:

Cacciommi coi cavai l'iniquo giorno.

AP. Vi è forse sotto qualche senso più nascosto.

FR. Che?

AP. Quello di che fece menzione Menandro.

DIC. Ognun di voi dice bene, secondo la scienza umana; ma io, secondo la divina, vi addurrò l'oracolo perfetto, non alcuno di quei vani d'Apolline, ma quello che venne dalla verità, e da Dio stesso.

AP. Dillo.

DIC. Colui, che fa male, ha in odio la luce.

FR. Certo sì, che cotesto è verissimo: ma tu, o buona Strega, perchè non ti trovavi tu ancora l'altre notti nelle danze di Diana, ovvero della Erodiade, o di quella che tu chiami la Signora? o, per parlare più chiaro, perchè non ti ritrovavi tu, ovvero non pareva di ritrovarte in questa illusione del demonio l'altre notti? perchè io so certo, secondo la fede nostra, Diana non essere dea, nè la Erodiade, nè anco gli spiriti immondi essere signori dell'uomo.