DIC. Perchè gli è posta nell'arbitrio libero dell'uomo.
AP. Non era egli meglio, che quello, che Dio aveva conosciuto essere per cascare in questa grandissima empietà, non fusse mai nato?
DIC. Era meglio certo, che fusse morto nel ventre di sua madre in quanto a lui, dovendo perseverare insino al fine della vita nella sceleranza.
AP. Pensi tu che a lui fusse stato meglio il non essere mai nato?
DIC. A chi eh?
AP. A esso.
DIC. È quistion frivola, imperocchè esso è niente. Sono in fra di loro tanti contrari, che l'uno distrugge l'altro, e quello che noi discorriamo non apporta ad esso niente di prospero o d'infelice.
AP. Per che conto adunque creò Dio con la sua somma bontà colui che conosceva essere dannato all'eterno tormento?
DIC. Per la stessa somma bontà sua.
AP. Come può stare questo?