AP. Venere adunque tentò aver a fare con Girolamo?

FR. Affermoti certo, che si esprime il nome di Venere da Martino; furono vedute le insidie tessutegli sotto persona di Venere. Noi non sappiamo già così bene s'ella si scoprisse a Girolamo, o se pure gli lavorava drento; io penso che tu sappi che dagli antichissimi autori gentili Venere suole essere detta entrare negli occhi di fuora e di dentro. Quando si appresenta di fuora, è facil cosa a conoscerla, ma quando ella entra nella potenza imaginativa, e muove il senso, tutti non possono conoscere le insidie segrete. Così puoi vedere negli inni d'Orfeo, Venere essere chiamata visibile e invisibile, e quegli amori parimente, che son detti venire da lei, impiagare le anime con saette intellettuali. Laonde cantò Orfeo in un altro inno dedicato a lei, che ella appariva e che non appariva in quelle parole interpretate così, cioè visibile e invisibile, e in un altro, ove dice: I quali certamente saettano l'anime con saette intellettuali, acciocchè mostrasse l'anime essere ferite con saette intelligibili. Ecci quel verso ancora di Proclo Platonico nell'inno dedicato a Venere Licia:

D'intelligibil nozze avendo segni:

per dimostrare le nozze intellettuali.

AP. Ma pure giudicò Apuleio che fusse un Dio quello che stava intorno a Socrate, e non un demonio.

FR. Ma Plutarco, ma Porfirio, lo chiamano demonio: l'uno de' quali fa un libro di esso demone, e l'altro ne fa due. Ma per che cagione un altro demonio è detto aver la protezione di Platone, di Zenone, ovvero di Diogene, e un altro è osservato aver quella di Plotino? Certo per ingannare; imperocchè non è da credere a coloro, che hanno detto essere varie le nature de' demoni, tenendo che altri si dilettino di cose civili, altri di rusticane, e alcuni parimente essere terrestri, alcuni marini. Questi sono sogni di genti che impazzano, parenti di coloro che cicalano, che alcuni esercitano la medicina, altri hanno cura dell'arte del navigare, altri di quella dell'indovinare, e che ad altri piace conversare fra le leggi e ad altri fra le armi. Così sono iti favoleggiando che Esculapio e Podalirio mandano sogni salutiferi, così che i Dioscuri siano sopra le tempeste del mare: così avere atteso dopo la morte loro alle cose della guerra, Reso, Achille, e innanzi a' tempi di Troia Teseo; ma quelli di nascosto, e questo a campo aperto. Imperocchè si dice che l'imagine di Teseo combattè in Maratona per gli Ateniesi contro a Medi, il che fu scritto anco da Plutarco. Perciocchè pensavano che i demonj non fussero altro che le anime degli uomini spogliate de' corpi. E per questo dicevano che Esculapio medicava, Minos e Radamanto giudicavano, i Dioscuri scacciavano le tempeste, Anfiloco, Mopso, Orfeo, Trofonio indovinavano, e che Reso e Achille e Teseo trattavano le cose della guerra. Di tutte queste cose era inventore il demonio per farle credere, acciocchè gli uomini maggiormente fusseno presi, e ripieni di vana speranza facesseno sacrifizj a lui, quasi che all'anime degli eroi; dalla quale superstizione si vede che non aborrirno nè Aristotile, nè Platone, mentre determinavano le leggi pubbliche, disputando degli ordini e delle arti de' cittadini; e a' nostri tempi ancora si è tenuto per vero, che i demonj si siano portati nelle guastade, e negli anelli; e avere date risposte or dal ventre, or dalla coscia, quasi come spirito d'Apolline, acciò che noi conosciamo che il nimico dell'umana generazione in diversi tempi trovò diverse vie sotto spezie di familiarità.

AP. Così veramente credo, ma per ancora il giuoco non lo intendo.

DIC. A poco a poco cascherai nel nostro parere.

AP. Non certamente, se io non sono tirato con ragione e testimoni.

DIC. Sappi, o Strega, che tu sei obbligata e costretta per il medesimo giuramento fatto, a dirci la verità di tutto quello che ti domanderemo circa il giuoco, e non dicendola, prima sarai punita con questo fuoco visibile che abbiamo presente, e poi con quello eternale, che noi non vediamo.