ST. Io lo so.
DIC. Mangiate e beete voi in quel giuoco, poi che si è parlato de' piaceri carnali?
ST. Così come io fo in casa mia col mio marito e co' miei figliuoli.
FR. Ier l'altro t'aveva posto innanzi per esempio la mensa del sole appresso d'Erodoto e Solino e Pomponio famosi. Imperocchè i poveri e 'l volgo, oltra la speranza de' piaceri amorosi, sono tirati dal diletto della gola. Perocchè quelle carni, che erano poste sulla mensa del sole, che ariano auto a fare? Della qual mensa fa menzione Girolamo e Paulino come di cosa volgata e famosa; ma non esplica ciò che sia, e non si può facilmente vedere s'elle siano allettamenti e beffe del demonio, che inganni il gusto della vil plebarella, dicendo Erodoto che sono produtte dalla terra, e Pomponio Mela, e Solino che son date dal cielo. Ma noi conosciamo, mentre che Solino e Mela discordano da Erodoto, e in fra di loro, che questa superstizione è detta in vari modi. Conciossiacosachè egli dica le carni essere poste dai magistrati di notte in un prato sotto alla città, acciocchè si mangino, e questi del paese dicono che sono date dalla terra di dì, e Solino narra che la mensa abondantemente sempre ripiena di vivande, delle quali mangi ognuno indifferentemente, è posta in luogo dove i malfattori sono legati con l'oro. E dicono che divinissimamente sono sempre accresciute. Ma Pomponio non dice nulla s'elle siano sotto alla città, ovvero in una carcere; ma solamente essere affermato da lui che le vivande vi rinascono divinamente, e benchè non convenghino infra di loro al tutto, questo nondimeno è concesso da tutti senza controversia che il convito si faccia al sole con ordine e modo maraviglioso; la qual cosa conviene con questo convito di Diana, sorella (come dicevano) di Febo, che è detto anco Sole. Penseremo noi anco che faccia per questo, quello che raccontò Pomponio Mela nella descrizione della terra, cioè che è un luogo, dove spesso di notte si veggono fuochi come di eserciti accampati, che occupino gran paesi, e suonino trombe e tamburi, e odanosi pifferi di suono più che umano. Le Magiche di Ulisse ancora dimostravano in loro forma di convito, spargendo il sangue per il circuito, dove si radunavano i demonj sotto i diversi aspetti. Nel qual modo era chiamata da Omero l'anima di Ulisse, come racconta appresso di Filostrato quel vignaiuolo, che era detto conversare con l'ombre di Protesilao, e degli altri eroi. Le streghe del tempo nostro succhiano il sangue de' fanciullini, ma serbano la maggior parte ne' vasi per fare quel profano e scelerato unguento; e ancora che del convito queste cose paressino abbastanza, aggiungerocci nondimeno la mensa d'Achille.
AP. Che sarà questo?
FR. Non dico cosa finta: domandane il grandissimo Tirio, anzi i suoi libri, che ti mostrerà la mensa del fortissimo Achille essere stata nota in circa mille anni innanzi al tempo suo: simile a quelle, dove dicono essersi ritrovate le streghe.
AP. Io do fede alle tue parole.
FR. Se tu non hai il libro di questo autore, l'ho io appresso di me e greco e latino, nel quale è scritto: Nell'isola del mare Eusino essere il tempio d'Achille, che quivi più volte è stato visto, e ha menato al convito gli uomini che vi sono capitati, e quivi si son veduti Patroclo, Tetide, ed altri demonj. E per usare le parole che dice Porfirio: un coro di demonj; per lasciare ire che egli abbia scritto, essere solito vedersi Ettore in Ilione, ed avere veduto egli i Dioscuri dare aiuto a navi che pericolavano, e queste cose non appartengono al convito delle fantasime.
AP. Non paiono diverse dal convito di Oereo, e dell'Oceano, de' quali hanno parlato diversi poeti.
FR. Il demonio ha trovati questi mortiferi conviti per torre agli uomini il convito apparecchiato da Cristo sopra la sua mensa nel regno suo; ma io ti racconterò ora un convito che non è stato descritto da poeta niuno, ma io ti addurrò cose che mi sono state dette pochi anni fa col testimonio di un grande di dignità e di ricchezze. Sono dodici anni che un sacerdote nelle Alpi reatine, avendo ad andare a dare la comunione a uno ammalato che stava lontano, da non vi potere giungere a piedi così presto come forse bisognava, montò a cavallo, legatosi la bossola al collo, dove era l'ostia per dare al malato, e va via. Nel viaggio, si gli fa incontro uno che lo invita a vedere una cosa miracolosa: lo sciocco accetta lo invito, e scende da cavallo, e sente subito e vedesi esser portato per aria insieme col compagno, ed in poco tempo son posati tutti due nella sommità d'un monte altissimo, dove era un prato spaziosissimo cinto di altissimi alberi, e chiuso da spaventose ripe. Nel mezzo erano balli e giuochi d'ogni sorte, mense apparecchiate di vivande, canti, suoni, spettacoli piacevoli, e tutto quello che si suol fare in terra per dilettare gli animi umani. Il sacerdote maravigliato, nè avendo ardire aprire bocca per lo stupore, è domandato dal compagno che è venuto seco per aria, s'egli ancora voglia adorare la signora, e secondo il costume degli altri offerire il dono. Era l'aspetto di essa d'una bellissima regina, posta in tribunal d'oro, la quale andavano tutti a salutare a due a due, a quattro a quattro, ed a offerire doni, e adorare con ordine vario. Egli sentendo nominare la signora, e vedendola di tanto splendore, e circondata di tanti ministri, si pensò che ella fusse Maria Vergine Madre di Cristo, Regina del cielo e della terra, come quello che non conosceva la diabolica apparizione; nè si accorgendo (in quanto a lui) che quivi fosse superstizione alcuna. Laonde stimando alla Madre non potere essere dono alcuno più grato che il corpo consecrato dell'Unigenito Figliuolo, s'accosta al tribunale per adorare, e inginocchiatosele a' piedi, si leva dal collo la bossola, e mettegliela in grembo, e subito il tribunale, e l'imagine di colei che vi era su, sparì via insieme con la moltitudine di coloro che facevano i giuochi, e i conviti apparecchiati, e non comparse mai più nulla in luogo niuno, nè rivide anco più il compagno che l'aveva guidato a vedere queste cose. Conosciuta la cosa, cominciò a pregare Dio che non volesse abbandonarlo in quei deserti, e non vedendo poi quivi vestigio nè d'uomini, nè di fiere, dove avesse a voltarsi, si risolvè di camminare: e così piglia la via per balze pericolose per riuscire in qualche luogo che conosca dove si sia. Come egli ha camminato un pezzo, intende da un pastore che egli si trovava quasi cento miglia discosto dal luogo, dove era già mosso per ire. Ritornato che fu a casa, raccontò al magistrato di Cesare Massimiano tutta la cosa passata, per ordine come io t'ho narrato. Dichiarinti ora i teologi tal cosa essere potuta farsi dal demonio, affermandosi essi che la natura corporea, in quanto appartiene al moto, per il quale è trasferita la stessa cosa da luogo a luogo, ubbidisce alle voglie delle sustanze separate dalla materia. De' corpi umani portati per aria posson darne molti esempj, tanto per testimonio de' dottori, quanto per aver veduti essi con gli occhi, Enrico e Iacopo teologi Germani nel libro loro chiamato «Martello,» il quale potrai avere, se vorrai usarlo contro a quelli, che dicono il contrario.