DIC. Fronimo ha detto bene di mente d'Agostino, e molto brevemente e con la verità, come io credo. Perchè si sa di concordia comune de' teologi, che il senso dell'uomo, e lo spirito imaginario è sottoposto alla potenza del demonio per sua natura; per essere sustanza più bassa che non è quella, e separata da ogni materia e da ogni mole corporea. Mostrossi anco per le storie, che narrano l'azioni ed i gesti di coloro, che si elesseno vita solitaria negli eremi e ne' diserti, essersi fatto per incanti che una donna paresse una cavalla, e questo incanto esser stato guasto per mezzo de' preghi e delle orazioni di Mario, uomo santissimo. Poteva il demonio maligno muovere il senso di drento, e la imaginativa di molti, a' quali pareva loro questo, per avere formata l'imagine nel senso interiore, che era tocca da quella stessa illusione; ma non potè già commuovere quello di Macario, che era armato della grazia divina. Così ingannava la vista degli altri il velo dell'imagine di quell'uomo, che in Salamina di Cipri pareva un asino, e non quella della donna maga, per il medicamento della quale si sentiva turbare l'animo, e circondarsi dalla forma asinina, sotto la quale stette tre anni a portare legne in cambio di giumente: dove che poi aiutato dalla prudenza de' mercatanti genovesi, i quali accorgendosi che questo asino s'inginocchiava agli usci delle chiese per adorare, giudicarono non essere bestia, e procurarno di liberarlo da quel malefizio, e fare punire la donna incantatrice. Per certo che molte cose si posson fingere, e molte parere altrimenti che elle non sono per inganno del demonio; e stando l'anima e 'l corpo nel medesimo uomo si possono fare e travagliare molte cose. Ma si può bene ingannare la vista degli uomini, e turbare il lume dello intelletto, commovendosi la potenza imaginativa. Ma il corpo ancora può essere portato per vari luoghi (come noi abbiamo detto), talchè ne segue, che chi non esamina queste cose distintamente, facilmente s'inganni, mentre che con dritto occhio non avvertiscono, e non considerano le scritture, e non discernono quanta differenza sia fra quello che è creato, e quel ch'esce dalla natura di qual cosa, quel che si fa del tutto, quel che si fa della parte, quel che è simile al vero, quel che mostra la sua, e quel che mostra la imagine d'altri. Nè con giuste bilance esaminano la potenza de' demonj, nè ultimamente considerano i giudizj di Dio, spesse volte occultissimi, ma sempre mai giustissimi.

FR. Ora mai, o Dicaste, il venire della notte c'invita, e persuade a ritornare a casa. Perocchè, se non ti basta, Apistio, questa disputa, non so veramente ciò che abbia a bastarti, conciossiacosachè tu abbi potuto comprendere e per l'antiquità, e per le cose fatte a' nostri tempi, questo giuoco non essere una favola vana, ma in essenza antiquissimo, e nella maggior parte delle cose nuovo, mutato poi secondo che è piaciuto al demonio. E muterassi forse ancora; tanta è grande la sottigliezza dell'ingannare nell'antico persecutore degli uomini. Ti ho mostrato che i circoli, gli unguenti, le parole magiche, i viaggi per la regione dell'aria, gli amorosi congiungimenti de' demonj si trovano così nei tempi nostri come in quelli degli eroi, e che i demonj insino da principio della antiquità trovarno calunnie contra l'umana generazione; avere con risposte schernito, ingannato con la familiarità, con imagini e simulacri, e tentato tendere insidie ad ogni età, e ad ogni sesso; falsamente essersi mostrati Dii, avere dati agli uomini conviti mortiferi, ed avergli portati d'asino con le ali, ed avere appetiti loro scelleratissimi congiungimenti. Ma perchè io ti veggio essere male agevolmente andato con l'animo in diverse regioni d'Italia, di Sicilia, di là dal mare Ionio, di là dall'Eusino, e ove non t'ho io menato con le parole mie? ora in Africa, ora in Asia, ed a' monti Iperborei, ritorneremo noi omai insieme a casa.

AP. Ritorneremo, imperocchè io sono satisfatto.

DIC. Credi tu queste cose?

AP. Credole.

DIC. Per vere, o per burle?

AP. Pensi tu che io stimi burle quello, nel quale convengono tutti gli antichi e moderni, a cui s'accostano i poeti, i rettorici, gli storici, i jurisconsulti, filosofi, teologi, gli uomini prudenti, i soldati, i rustici, toltone anco via gli esperimenti, se bene alcuni tenuti savi appresso di loro contradicesseno?

DIC. E così hai mutata opinione?

AP. Senza dubbio alcuno, e perchè io ho mutato l'abito della mente, da qui innanzi voglio anco mutare nome.

DIC. Come ti piace, e per l'avvenire sarai chiamato Pistico.