L'infami con la carne ali di Strega; [De lib. de trasf.]
Che il timido assiuol, che la notturna
Strega si lagna, e suona in mesti lai. [Da Lucano.]
e quell'altro:
E 'l tristo augurio d'infelice Strega
E 'l cor de l'assiuol mesto e doglioso. [Dalle tragedie di Seneca.]
e ancora:
Gl'interior cavati a viva Strega.
Avvenga ch'io sappia ancora solersi mandare anticamente per maledizioni, nondimeno quel che sia, e che natura ell'abbia, non lo so: e Plinio si pensa che sia favoloso quel che si trova scritto delle streghe, che mettino le lor poppe in bocca a' bambini, e dice invero non sapersi che uccello sia la strega.
FR. Maravigliomi, vedendoti pratico ne' poeti, che tu non abbi letto come anticamente le streghe si solevano cacciare dagli usci con una mazza di spina bianca, e che sono uccelli ingordi col corpo grosso e gli occhi fissi, incavati, il becco torto, le penne macchiate di bianco, e l'ugne adunche, e che si chiamano streghe dall'orribile stridire che fanno di notte: vedi adunque che pur si trova scritto come ella si chiami, e perchè, e qual natura, e qual forma sia la sua.
AP. Tutto intendo, ma queste streghe son forse d'un'altra sorte, e di natura diversa, perchè si dice che queste bevono il sangue de' bambini, e non che gli munghino le lor poppe in bocca; onde disse colui, [Ovidio]
Volan' di notte, e i pargoletti figli
Guastano in culla a le nutrici assenti,
Gli ingordi petti empiendo e i crudi menti
Del sangue nostro tinti, e i fieri artigli.
E che queste cose siano state osservate in fino al tempo degli eroi, mi muovono a crederlo quei versi: